Emergenza Nazionale, Responsabilità del Governo – Appello Presidente della Repubblica Italiana

Emergenza Nazionale, Responsabilità del Governo – Appello Presidente della Repubblica Italiana

A Sua ILL.ma Eccellenza Sig. Presidente, 
Premesso quanto di seguito, opinione di un primo dirigente medico, di cui riporto analisi :
“…..Dei virus influenzali e di altri virus che attaccano l’uomo sappiamo più o meno tutto, e abbiamo i mezzi per contrastarli, sia come farmaci che come vaccini. Covid 19, il coronavirus, è nuovo e non sappiamo quasi nulla di lui. Non abbiamo in realtà mezzi abbastanza efficaci per contrastarlo. E questo a prescindere dai suoi parametri di contagiosità, morbilità e mortalità. Siamo di fronte a un nuovo agente patogeno perr l’uomo, è questo il vero punto dell’emergenza. Successe lo stesso per l’HIV, solo che le modalità di contagio di quel virus erano più facilmente contenibili. Oggi il virus HIV circola tranquillamente ma nessuno se ne preoccupa più di tanto. Fortunatamente oggi abbiamo farmaci in grado di bloccarlo e qualcuno infettato inizia pure a guarire del tutto. Non abbiamo ancora un vaccino. Il problema vero di Covid 19 è che si trasmette per via aerea, e quindi le modalità di contagio sono più complicate da contenere. Ma relativamente presto avremo a disposizione farmaci e vaccini. Temo solo che arriveranno quando la pandemia sarà passata e tutti ce ne impiperemo altamente. Esattamente come è successo per l’HIV.”
Quindi, considerando ciò, visto che conosciamo la pericolosità del fenomeno pandemico, operazione strategica a carattere militare di un paese straniero, nell’interesse della Nazione, riteniamo necessario, che sua Eccellenza nel prendere atto della ormai nota situazione emergenziale, in ossequio alla Costituzione Italiana qui intesa riscritta, provveda ad avocare a sé ogni potere sciogliendo le camere per le gravi responsabilità del governo, in quanto responsabile di questa diffusione del virus sul territorio nazionale, attentando così alla salute del POPOLO ITALIANO, istituendo poi ogni procedimento di persecuzione delle responsabilità, in quanto tale condotta in danno del POPOLO ITALIANO è inaccettabile.Ricordiamo che Sua Eccellenza ha il dovere di tutelare i nostri figli, dichiarando l’Emergenza Nazionale, chiudendo porti e frontiere, ponendo in quarantena i centri di accoglienza attivando l’esercito con procedure di rimpatrio immediato degli ospiti, attivando immediata sorveglianza sanitaria di ogni cittadino straniero arrivato in Italia negli ultimi sei mesi ed ancora presente sul suolo nazionale, sospendendo poi ogni patto di libera circolazione attivando i piani emergenziali straordinari sanitari previsti dal protocollo internazionale Homeland Security, considerando anche le numerose informative prodotte a carattere di Intelligence. 
Ufficio Stampa

Roma- Plenaria Sicurezza Nazionale

Roma. Più di 50 fra specialisti in Intelligenza Artificiale e Informatica Forense ed esponenti delle Forze dell’Ordine

I gruppi di lavoro della rete di cooperazione internazionale ‘DigForASP’ sulle applicazioni di Intelligenza Artificiale all’Informatica Forense si incontrano in Italia per la prima volta dal 20 al 22 febbraio 2020.

Più di 50 fra specialisti in Intelligenza Artificiale e Informatica Forense ed esponenti delle Forze dell’Ordine si incontrano a Roma dal 20 al 22 febbraio 2020 per discutere i risultati raggiunti negli ultimi mesi nell’ambito della rete di cooperazione internazionale DigForASP.

Dal 20 al 22 febbraio si terrà a Roma il quarto incontro dei gruppi di lavoro della rete “DIGital FORensics: evidence Analysis via intelligent Systems and Practices” (DigForASP), il primo in Italia dall’avvio del progetto avvenuto nel settembre 2018. La rete ha l’obiettivo di identificare e consolidare le sinergie fra i settori dell’Informatica Forense e l’Intelligenza Artificiale, per migliorare le attuali pratiche investigative.

Il programma della tre-giorni include relazioni plenarie di ricercatori in Intelligenza Artificiale, professionisti nelle Scienze forensi ed esponenti delle Forze dell’Ordine italiane, nonché sessioni di lavoro parallele dei vari gruppi della rete. Si prevede inoltre la visita al laboratorio del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (RaCIS), la struttura preposta a soddisfare le richieste di indagini tecnico-scientifiche di polizia giudiziaria dei reparti dell’Arma dei Carabinieri, della magistratura e delle altre forze di polizia e membro della rete di cooperazione.

L’incontro è patrocinato dall’Arma dei Carabinieri ed organizzato dal Reparto Tecnologie Informatiche (R.T.I.) attraverso uno dei proponenti e promotori della rete DigForASP, che coordina uno dei gruppi di lavoro e fa parte del comitato di gestione della rete come rappresentante per l’Italia.

La rete DigForASP, finanziata da “Horizon 2020”, è una iniziativa nata nell’ambito di European Cooperation Program in Science and Technology (COST), cioè mira a rafforzare la ricerca scientifica e tecnologica in Europa mediante il finanziamento a reti collaborative di ricerca.

Questa rete, coordinata dal Prof. Jesús Medina dell’Università di Cadice, Spagna, è la più grande rete intergovernativa a livello europeo per il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica nel settore delle Scienze Forensi, con la partecipazione di più di 200 specialisti e ricercatori da 35 paesi della Comunità Europea, 19 paesi ITC (Inclusiveness Target Countries) e l’Ucraina (Near-Neighbour Country).

Nel comitato di gestione di DigForASP, l’Italia è rappresentata dal Dr. Raffaele Olivieri, in servizio presso il RaCIS, dalla Prof.ssa Stefania Costantini dell’Università dell’Aquila, e dalle Prof.sse Viviana Mascardi (Università di Genova) e Francesca Alessandra Lisi (Università di Bari “Aldo Moro”).

Per ulteriori informazioni su DigForASP, visitare il sito www.digforasp.uca.es e seguire @DigForASP su Twitter.

EP
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Terrorism Expert
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Quando la Politica elimina, perché?

G.O.S. Gruppo Operativo Speciale (2000 – 2003)

“Il Gruppo Operativo Speciale (G.O.S.) della Polizia di Stato è un gruppo scelto, costituito per fornire un concreto supporto tecnico-operativo agli uffici investigativi nella lotta alla grande criminalità organizzata. Esso nasce sulle ceneri dell’ormai disciolto Nucleo Antisequestri della Polizia di Stato (N.A.P.S.) operante in provincia di Reggio Calabria negli anni Novanta per contrastare l’ allora grave fenomeno dei sequestri di persona. Quest’unità aveva riportato notevoli risultati nella cattura di latitanti di spicco della “ndrangheta” calabrese, individuandone covi e rifugi, depositi di armi e stupefacenti e prigioni di sequestrati, imparando a muoversi con dimestichezza anche nelle impervie zone dell’Aspromonte. Il cospicuo patrimonio info-operativo così accumulato dall’unità nel corso degli anni rischiava di andare perduto con il suo scioglimento, avvenuto sul finire degli anni Novanta e con la successiva trasformazione in un più “tradizionale” Reparto Prevenzione Crimine.

E’ stata quindi decisa, sulla scorta dell’esperienza di molti stati europei e americani, la creazione, in via sperimentale, nell’ambito della Direzione Centrale della Polizia Criminale, di un’ unità speciale d’ intervento presso il Reparto Prevenzione Crimine Calabria: nasceva perciò il Gruppo Operativo Speciale. Esso trova come diretto punto di riferimento le squadre S.W.A.T. (Special Weapons And Tactics), unità di intervento speciale della polizia americana che si occupano di impieghi particolarmente rischiosi, tali da richiedere un addestramento superiore a quello degli operatori delle unità di polizia ordinarie (per i casi di terrorismo negli U.S.A. la competenza è invece dell’ Hostage Rescue Team dell’ F.B.I.). Il progetto pilota prevedeva la costituzione di gruppi di intervento dislocati su tutto il territorio nazionale, una via di mezzo tra la polizia normale e i reparti antiterrorismo di punta italiani (N.O.C.S., G.I.S.) che si occupano di operazioni ad alto rischio, quali in primis la liberazione di ostaggi in situazioni estreme. Il G.O.S. rappresenta perciò non un doppione del N.O.C.S. (e, come tale, non sarebbe in grado di sostituirlo in determinate operazioni), ma piuttosto un’ unità a questo complementare, destinata alla cattura di soggetti pericolosi (anche in ambienti impervi) e a impieghi di una certa complessità, non tali però da dovere necessariamente impegnare il N.O.C.S.”

Redazione VaresePress@ Roma
Rubrica Sicurezza Nazionale@
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Documenti riservati sul Gen.Qasem Soleimani

Il nostro ufficio relazioni istituzionali , sito Sicurezza Nazionale, https://sicurezza-nazionale.com/ , ha ricevuto documenti riservati inerenti al raid dove è perito il Gen.Qasem Soleimani e in cui si mostrano i resti del cadavere martoriato dello stesso.

Non pubblichiamo la totalità delle immagini, a causa del disturbo che potrebbe provocare la loro visione a persone particolarmente sensibili e per riguardo all’umanità che ci dovrebbe sempre essere nelle relazioni internazionali tra uomini di stato.

Giuseppe Criseo

Ennio Pietrangeli

Parigi alcuni passanti sono stati accoltellati al grido di Allah Akbar

Iran, Francia, Italia e…… 
A Parigi alcuni passanti sono stati accoltellati al grido di Allah Akbar, un morto e feriti. Difficile non ritenere che sia una prima risposta all’uccisione in Iraq di Soleimani, il comandante dei pasdaran iraniani. L’attacco, rivendicato dagli USA, è stato compiuto con missili lanciati da un drone.Gli Stati Uniti hanno ucciso il comandante iraniano, Qassem Soleimani, su ordine di Donald Trump, ma sara’ stata una mossa intelligente? L’attacco che ha ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani punta a essere un deterrente per futuri piani di attacco iraniani (?). Gli Stati Uniti continueranno ad assumere le azioni necessarie per proteggere la nostra gente e i nostri interessi ovunque nel mondo? 
L’Iran non lascierà impunità la morte del n. 2 del regime e pertanto, oltre ad attentati nelle città dell’Occidente, in primo luogo in paesi europei, Italia inclusa, vi è il rischio di un pericoloso confronto militare che destabilizzerebbe l’intero Medio Oriente e inevitabilmente coinvolgerebbe i nostri contingenti schierati in Iraq e in LIbano. Quest’ultimo è particolarmente a rischio ove si consideri che Hezbollah, stretto alleato dell’Iran, non mancherà di colpire con razzi il territorio israeliano cui seguirebbe la prevedibile risposta israeliana sul territorio libanese. Se Israele ritiene in tal modo di tutelare la propria sicurezza non si preoccupa certo della presenza dei contingenti UNIFIL come il passato dimostra. Ignoriamo ciò che accade in Libia, a poche miglia da noi, centro di interesse strategico ed energetico nonché base per le partenze dei clandestini verso l’Italia, mentre manteniamo contingenti militari nei quattro angoli del mondo senza che vi sia un diretto interesse nazionale. La Libia, ormai persa per l’Italia stante l’incapacità del governo italiano, vede quali principali attori Russia, Turchia, Egitto e Francia confrontarsi a sostegno chi di al Serraj chi di Haftar e l’Italia sta a guardare, mettendo a rischio la sicurezza nazionale, intesa a 360 gradi, partendo dalla destabilizzazione economica conseguenza di tale condotta italica. 
La situazione attuale non è nata oggi. C’è una storia pregressa, e ci sono state una serie di attività dell’Iran, che noi nelle nostre informative abbiamo più volte criticato come destabilizzanti. Qassem Soleimani era segnalato anche nelle liste dell’Ue come terrorista. Lo ha detto anche il portavoce del ministero degli esteri tedesco, rispondendo a una domanda sull’uccisione del generale iraniano in conferenza stampa. La morte di Soleimani non è avvenuta in un’operazione della coalizione, ha anche sottolineato e va chiesto agli americani di spiegare questa azione. Anche la portavoce della cancelliera ha sottolineato che Berlino vede con preoccupazione l’attività dell’Iran nella regione. 
Ora dopo la Francia a chi toccherà? L’Italia si deciderà ad alzare il livello di attenzione con nuove regole di ingaggio per gli operatori del comparto sicurezza pubblica e privata, al passo con l’emergenza internazionale? 
EP Security Expert, Terrorism Expert & Intelligence Analyst Redazione VaresePress@ Roma Rubrica Sicurezza Nazionale@ 

Brand Isis – Evoluzione Economica

Lo Stato Islamico fonda buona parte della sua strategia del terrore sulla sua capacità di diffondere in modo capillare i propri contenuti sul web. Twitter, Facebook, YouTube e vari blog si sono infatti affiancati al più classico messaggio inviato alle emittenti televisive consentendo una vera e propria invasione mediatica e una propaganda mondiale, forti soprattutto dell’utilizzo della lingua inglese.

Per capire fino a che punto il sistema di comunicazione messo in piedi dall’Isis funzioni alla perfezione, basta pensare che la loro rete di account Twitter è riuscita ad inviare quarantamila tweet in un solo giorno.

L’intenzione è quella di creare un vero e proprio marchio del terrore.

È infatti proprio in quest’ottica che si comprende come mai la propaganda passi anche attraverso la vendita di gadget che si possono acquistare, tra l’altro, su Internet o a Istanbul e la distribuzione da parte dei militanti di caramelle e gelati per strada e negli ospedali.

Nella lotta al terrorismo, non dobbiamo sottovalutare che grazie alla radicalizzazione ed alle cellule di seconda generazione, nella strategia del terrore, rientra l’infiltrazione economica come arma di conquista e strumento di panificazione; questo particolare punto non è ancora sotto la lente d’ingrandimento dei servizi d’informazione, come dovrebbe invece essere, perché ciò è l’evoluzione della macchina del terrore.

Pertanto, non ci resta di capire se siamo in guerra e contro chi?

Non è una nazione, non è un popolo, non è una religione. È un gruppo senza volto, anzi con tanti volti, magari come quello del tranquillo islamico della porta accanto, che all’improvviso si radicalizza come vittima di una mutazione genetica, e compie una strage.

Qualcuno cavalcando lo sdegno e la rabbia vorrebbe bloccare le immigrazioni, ma si è visto che a compiere le stragi sono quasi sempre cittadini di seconda generazione, quindi non è sufficiente solo il blocco delle correnti migratorie.

Qualcun altro vorrebbe invadere la Siria, dov’è la roccaforte Isis, ma le sue cellule sono già sparse in Europa: un po’ come se per debellare un virus, si desse fuoco alla nazione dov’è nato (in realtà l’Is è nato in Iraq, dopo l’invasione statunitense).

Per tagliare veramente la testa allo Stato islamico bisognerebbe colpire i finanziamenti.

Pochi, infatti, ragionano sul fatto che l’Isis è il gruppo terroristico più ricco al mondo, così come pochi si soffermano su quei soldi fatti recapitare alla famiglia degli attentatori, ovvero quelli che, al di là del pretesto religioso, sono la chiave di tutto.

Per avere una controprova, basta leggere le interviste ai loro militanti, che di religione dimostrano di saperne ben poco, così come basta osservare lo stile di vita di molti di loro per capire che con i precetti del Corano spesso non c’entrino nulla.

Soldi, dunque.

Magari recapitati alla famiglia per garantirle un futuro. Follow the money, per capirci qualcosa.

Ma da dove vengono le finanze dell’Isis? Su questo punto c’è poca informazione, qualche congettura, e come sempre molti luoghi comuni.

Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza, basandoci su fonti interne allo Stato Islamico analizzate dal centro per l’analisi del terrorismo e dalla task force governativa inglese.

Innanzitutto va detto che il modello economico dell’Isis è senza precedenti per un’organizzazione terroristica. Quindi scordatevi Al Qaeda, questa è un’altra storia.

Il suo modello è basato sul controllo territoriale che gli permette l’autofinanziamento e l’appropriazione di risorse.

È un dato di fatto che le azioni della coalizione internazionale non siano riuscite finora a ridurre drasticamente né le loro capacità di finanziarsi né quella di effettuare transazioni.

Grazie a un’economia diversificata, l’Isis è infatti riuscito ad adattarsi mantenendo un alto livello di entrate anche nel 2015: gli è bastato ridurre quelle da risorse naturali (dopo i bombardamenti alle raffinerie) e incrementare le estorsioni nei territori occupati.

Ecco perché non si fermerà e proverà sempre a conquistare nuovi territori e popolazioni: ne ha bisogno per vivere.

Per mettere in piedi questo modello economico, lo Stato islamico si avvale di una struttura finanziaria complessa con tanto di ufficio burocratico e direzione amministrativa che fanno capo a un Ministero delle Finanze, inserito in una sorta di gabinetto in cui ogni ministro è esperto nel proprio campo. Tutti sono sotto la diretta autorità di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader religioso e politico.

Il principale compito della struttura finanziaria è assicurare il pagamento delle tasse nei territori occupati.

Tra le risorse che generano più profitti ci sono petrolio, gas naturali, fosfati, cemento, agricoltura.

Grazie agli attacchi degli aerei russi e della coalizione internazionale, che prima hanno mirato alle raffinerie e poi alle strutture di estrazione, la produzione di petrolio è scesa notevolmente, come noto.

Va detto che la maggior parte del greggio non è contrabbandata direttamente dal gruppo ma da clan e tribù che usano metodi non convenzionali e spesso operano in territori confinanti con frontiere morbide come quelle del regime siriano ma anche di Turchia e Giordania.

Anche questo contrabbando però è diminuito parecchio in seguito a controlli più aspri ai confini e al calo dei prezzi internazionali del greggio.

La maggior parte dei guadagni dell’Isis, come già detto, non proviene più dalle risorse ma da quella che in gergo viene definita origine criminale, cioè estorsioni, che comprendono tasse, balzelli, confische e multe; rapimenti e riscatti; traffico di antichità; donazioni.

Queste hanno permesso di far guadagnare al gruppo circa 800 milioni di dollari nel 2015 contro i 360 milioni del 2014.
Le tasse sono in genere applicate al reddito dei cittadini nei territori occupati, redditi che ammontano a circa 1 miliardo di dollari e che hanno permesso un rientro – grazie a un prelievo che va dal 10% al 50%, – di circa 300 milioni soltanto nel 2015.

Ma le tasse vengono applicate anche ai transiti di veicoli commerciali nei territori: da 400 a 600 dollari a camion, che permettono di generare più di 250 milioni di dollari.

Ci sono poi quelle sull’agricoltura, sulle attività economiche e, infine, la cosiddetta “tassa di protezione”(jizia)  applicata alle minoranze religiose.

Completano l’origine criminale i canoni applicati ad acqua ed elettricità, la vendita di beni archeologici (l’Isis controlla 2.500 siti in Iraq e 4.500 in Siria), le confische, e le multe per chi non segue alla lettera la sharia (da 100 a 500 dollari); e molto altro ancora.

Grazie a questa evoluzione ed “industrializzazione-ramificazione” del core business del terrorismo islamico, una delle sue ultime e più moderne evoluzioni di attacco è rivolta al Cyber Space, il quale ad oggi nel sistema economico italiano è l’anello debole ed ove vi è la massima infiltrazione per colpire l’economia dell’occidente, questo il vero scopo finale mascherato dall’odio religioso, ecco perché è necessario porre attenzione alle cellule di seconda generazione ed alla migrazione verso il nostro Stato e l’Europa, ad oggi fuori controllo essendo oggetto di business di singoli gruppi di potere, ma questo business sarà un boomerang per il vecchio continente e soprattutto per l’Italia, perché il framework nazionale in tema di protezione del sistema Italia, grazie all’insufficienza di strumenti metodologici e protocolli operativi atti a rendere efficace la risposta coordinata tra pubblico e privato, risulta ancora inefficace.

Tale deficit è aggravato dalla mancata contestualizzazione ad hoc per le piccole medie imprese e per le grandi imprese, soprattutto per quelle di rilevanza strategica nazionale.

Quindi si desume che i vari framework, settore per settore, seppur aggiornati, non siano ancora in linea con le reali minacce provenienti dal mondo cibernetico, essendo ancora fin troppo vulnerabili le singole frontiere ad attacchi terroristici, i quali nella nuova strategia della macchina del terrore, tendono ad attaccare il sistema produttivo/economico/istituzionale proprio per il tramite del cyber space.

In conclusione è necessario approfondire le analisi ed adottare le giuste contromisure al fine di contribuire alla sicurezza nazionale e protezione del sistema Italia e non solo.

Questo stato di cose risulta essere un insieme di mancate azioni nonché scellerate sottovalutazioni del fenomeno, che rischiano di portare il vecchio continente e non solo alla terza guerra mondiale, per cui è auspicabile rivedere in primo luogo le politiche d’immigrazione, di prevenzione atti di terrorismo, d’intelligence e sicurezza nazionale, sorveglianza del cyber space, coinvolgendo nei piani integrati i singoli territori, punto cardine da dove ripartire per la sicurezza nazionale, del sistema economico e territoriale, secondo il piano di sicurezza internazionale Homeland Security.

PU:

Safety and Security Magazine

EP

Security Expert, Terrorism Expert and Intelligence Analyst

Vittima di una truffavia e-mail aziendale, Toyota Boshoku Corporation perde 37 milioni di dollari

“La Toyota Boshoku Corporation annuncia un recente caso che coinvolge direzioni di pagamento fraudolente da parte di una terza parte malevola che ha comportato una perdita finanziaria nella nostra filiale europea”, l’allarme lanciato da Toyota.

Uno dei tanti e frequenti allarmi che dovrebbero fare riflettere le aziende, stati, e siti importanti come quelli delle banche e degli enti nazionali che raccolgono dati di milioni di persone.

Nel caso, “Riconoscendo l’elevata possibilità di attività criminale, abbiamo prontamente istituito un team composto da professionisti legali, quindi segnalato la perdita alle autorità investigative locali. Mentre cooperiamo in tutti gli aspetti dell’indagine, stiamo dedicando il massimo impegno alle procedure per garantire / recuperare i fondi trapelati “, ha dichiarato Toyota Boshoku .

Hanno pagato seguendo le istruzioni di pagamento che hanno consentito la truffa su cui ci sono indagini in corso, ma il colpo è pesante.

Cyber Risk & Security – Antiterrorismo – Sicurezza Privata

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Ad oggi nel sistema Italia, o meglio nel sistema della sicurezza privata e nello specifico in riferimento al core business delle imprese del settore, si nota una scarsa vision imprenditoriale rivolta all’offerta di servizi / protocolli di intelligence e protezione dei dati e del traffico nel cyber space.
L’evoluzione della tecnologia e l’evoluzione del crimine  sono quei parametri di cui si dovrebbe tener conto soprattutto per restare competitivi in un settore in continua evoluzione, perché se non si colgono questi segnali la crisi economica che attanaglia ormai da anni il comparto della vigilanza privata è di difficile superamento.
Altresì è necessario analizzare che il sistema economico è vulnerabile anche sotto il profilo del terrorismo, la cui attenzione da parte dei “terroristi”si sta sempre più rivolgendo al cyber space al fine destabilizzare l’economia nel vecchio continente, così da rendere più efficace e facile l’azione terroristica, perché nel caos è sempre più facile agire per portare a termine i progetti di conquista e vendetta.
Quindi le imprese di settore oltre alla riqualificazione delle risorse umane, in particolare riguardo all’adeguamento giuridico, avrebbero il dovere di tutelare le proprie attività ed i relativi livelli occupazionali, ampliando la propria visione imprenditoriale guardando oltre gli orizzonti, cogliendo ciò che il mercato oggi offre esclusivamente per garantire la sicurezza dello stesso, nonché contribuire alla sicurezza nazionale.

EP
Security Expert, Intelligence Analyst and Terrorism Expert I. R.
Membro Collegio Sicurezza M.I.

referente a Roma per CASADEGLITALIANIFacebookTwitterEmailShare

Cyber sicurezza settore del futuro

Hacker TA505 di cyber-spionaggio contro le banche

tratto da Varese Press, giornale online

Gli attacchi del gruppo di hacker per ora riguarda le banche turche e serbe con allegati dannosi per distribuire varianti RAT di ServHelper o FlawedAmmyy.

” Gli attori delle minacce distribuiscono sempre più downloader, backdoor, rubatori di informazioni, Trojan di accesso remoto (RAT) e altro ancora mentre abbandonano il ransomware come loro payload primario. Nel novembre 2018, TA505 , un attore prolifico che è stato in prima linea in questa tendenza, ha iniziato a distribuire una nuova backdoor che abbiamo chiamato “ServHelper”. ServHelper ha due varianti: una focalizzata sulle funzioni del desktop remoto e una seconda che funziona principalmente come downloader. Inoltre, abbiamo osservato che la variante downloader scarica un malware che chiamiamo “FlawedGrace”. FlawedGrace è un RAT completo che abbiamo osservato per la prima volta a novembre 2017. TA505 sembra colpire attivamente banche, attività commerciali e ristoranti mentre distribuiscono queste famiglie di malware” ricordano su proofpoint

Nelle ultime campagne hanno iniziato pure ad usare le immagini,”.ISO come punto di ingresso, nonché un downloader .NET, un nuovo stile per la consegna di macro, una versione più recente di ServHelper e a. Variante DLL del downloader di FlawedAmmyy. Il gruppo ha anche iniziato a prendere di mira nuovi paesi, come Turchia, Serbia, Romania, Corea, Canada, Repubblica Ceca e Ungheria. , è l’allarme lanciato dal sito di settore https://blog.trendmicro.com.

Le loro malefatte incidono sulle banche infettano i clienti con le loro newsletter, e ci sono pure allegati che non insospettiscono per esempio in word:

campagna “tunnel” del 9 novembre

Rischi e blocchi che devono comportare grossi investimenti pubblici e privati nel contrasto del cyber crimine: gran parte dei siti pubblici sono nettamente scoperti e basta poco per provocare disastri e blocchi informatici, tralasciando le ataviche carenze dei gestori di telefonia per cui mancando il segnale in tanti paese di montagna si bloccano tutte le attività commerciali e istituzionali, pubblico e privato in perenne affanno.

Sarebbe opportuno parlare di questi temi investendo risorse importanti: se si bloccano siti come l’Inps o quelli delle altre amministrazioni statali, oppure treni e aeroporti siamo al caos.

Roma, iracheno minaccia di darsi fuoco

Un cittadino iracheno pronunciava frasi sconnesse minacciando di darsi fuoco con un accendino, mentre intorno a lui i pellegrini in visita a Roma, in piazza San Pietro, lo guardavano spaventati.

Mentre gli agenti in divisa in servizio sulla piazza tenevano sotto controllo l’uomo parlandogli, sono intervenuti due poliziotti in borghese che in pochi istanti gli hanno tolto l’accendino e lo hanno bloccato a terra prima che potesse portare a compimento il suo intento suicida.