Quando la Politica elimina, perché?

G.O.S. Gruppo Operativo Speciale (2000 – 2003)

“Il Gruppo Operativo Speciale (G.O.S.) della Polizia di Stato è un gruppo scelto, costituito per fornire un concreto supporto tecnico-operativo agli uffici investigativi nella lotta alla grande criminalità organizzata. Esso nasce sulle ceneri dell’ormai disciolto Nucleo Antisequestri della Polizia di Stato (N.A.P.S.) operante in provincia di Reggio Calabria negli anni Novanta per contrastare l’ allora grave fenomeno dei sequestri di persona. Quest’unità aveva riportato notevoli risultati nella cattura di latitanti di spicco della “ndrangheta” calabrese, individuandone covi e rifugi, depositi di armi e stupefacenti e prigioni di sequestrati, imparando a muoversi con dimestichezza anche nelle impervie zone dell’Aspromonte. Il cospicuo patrimonio info-operativo così accumulato dall’unità nel corso degli anni rischiava di andare perduto con il suo scioglimento, avvenuto sul finire degli anni Novanta e con la successiva trasformazione in un più “tradizionale” Reparto Prevenzione Crimine.

E’ stata quindi decisa, sulla scorta dell’esperienza di molti stati europei e americani, la creazione, in via sperimentale, nell’ambito della Direzione Centrale della Polizia Criminale, di un’ unità speciale d’ intervento presso il Reparto Prevenzione Crimine Calabria: nasceva perciò il Gruppo Operativo Speciale. Esso trova come diretto punto di riferimento le squadre S.W.A.T. (Special Weapons And Tactics), unità di intervento speciale della polizia americana che si occupano di impieghi particolarmente rischiosi, tali da richiedere un addestramento superiore a quello degli operatori delle unità di polizia ordinarie (per i casi di terrorismo negli U.S.A. la competenza è invece dell’ Hostage Rescue Team dell’ F.B.I.). Il progetto pilota prevedeva la costituzione di gruppi di intervento dislocati su tutto il territorio nazionale, una via di mezzo tra la polizia normale e i reparti antiterrorismo di punta italiani (N.O.C.S., G.I.S.) che si occupano di operazioni ad alto rischio, quali in primis la liberazione di ostaggi in situazioni estreme. Il G.O.S. rappresenta perciò non un doppione del N.O.C.S. (e, come tale, non sarebbe in grado di sostituirlo in determinate operazioni), ma piuttosto un’ unità a questo complementare, destinata alla cattura di soggetti pericolosi (anche in ambienti impervi) e a impieghi di una certa complessità, non tali però da dovere necessariamente impegnare il N.O.C.S.”

Redazione VaresePress@ Roma
Rubrica Sicurezza Nazionale@
EP
Security Specialist S.M.
Security Consultant H.S.
International Risk & S.E.
Terrorism Expert
CTU & CTP
Member of the Security Committee M.I
Expert Labor Law Expert – Scholar and Legal Researcher

Documenti riservati sul Gen.Qasem Soleimani

Il nostro ufficio relazioni istituzionali , sito Sicurezza Nazionale, https://sicurezza-nazionale.com/ , ha ricevuto documenti riservati inerenti al raid dove è perito il Gen.Qasem Soleimani e in cui si mostrano i resti del cadavere martoriato dello stesso.

Non pubblichiamo la totalità delle immagini, a causa del disturbo che potrebbe provocare la loro visione a persone particolarmente sensibili e per riguardo all’umanità che ci dovrebbe sempre essere nelle relazioni internazionali tra uomini di stato.

Giuseppe Criseo

Ennio Pietrangeli

Parigi alcuni passanti sono stati accoltellati al grido di Allah Akbar

Iran, Francia, Italia e…… 
A Parigi alcuni passanti sono stati accoltellati al grido di Allah Akbar, un morto e feriti. Difficile non ritenere che sia una prima risposta all’uccisione in Iraq di Soleimani, il comandante dei pasdaran iraniani. L’attacco, rivendicato dagli USA, è stato compiuto con missili lanciati da un drone.Gli Stati Uniti hanno ucciso il comandante iraniano, Qassem Soleimani, su ordine di Donald Trump, ma sara’ stata una mossa intelligente? L’attacco che ha ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani punta a essere un deterrente per futuri piani di attacco iraniani (?). Gli Stati Uniti continueranno ad assumere le azioni necessarie per proteggere la nostra gente e i nostri interessi ovunque nel mondo? 
L’Iran non lascierà impunità la morte del n. 2 del regime e pertanto, oltre ad attentati nelle città dell’Occidente, in primo luogo in paesi europei, Italia inclusa, vi è il rischio di un pericoloso confronto militare che destabilizzerebbe l’intero Medio Oriente e inevitabilmente coinvolgerebbe i nostri contingenti schierati in Iraq e in LIbano. Quest’ultimo è particolarmente a rischio ove si consideri che Hezbollah, stretto alleato dell’Iran, non mancherà di colpire con razzi il territorio israeliano cui seguirebbe la prevedibile risposta israeliana sul territorio libanese. Se Israele ritiene in tal modo di tutelare la propria sicurezza non si preoccupa certo della presenza dei contingenti UNIFIL come il passato dimostra. Ignoriamo ciò che accade in Libia, a poche miglia da noi, centro di interesse strategico ed energetico nonché base per le partenze dei clandestini verso l’Italia, mentre manteniamo contingenti militari nei quattro angoli del mondo senza che vi sia un diretto interesse nazionale. La Libia, ormai persa per l’Italia stante l’incapacità del governo italiano, vede quali principali attori Russia, Turchia, Egitto e Francia confrontarsi a sostegno chi di al Serraj chi di Haftar e l’Italia sta a guardare, mettendo a rischio la sicurezza nazionale, intesa a 360 gradi, partendo dalla destabilizzazione economica conseguenza di tale condotta italica. 
La situazione attuale non è nata oggi. C’è una storia pregressa, e ci sono state una serie di attività dell’Iran, che noi nelle nostre informative abbiamo più volte criticato come destabilizzanti. Qassem Soleimani era segnalato anche nelle liste dell’Ue come terrorista. Lo ha detto anche il portavoce del ministero degli esteri tedesco, rispondendo a una domanda sull’uccisione del generale iraniano in conferenza stampa. La morte di Soleimani non è avvenuta in un’operazione della coalizione, ha anche sottolineato e va chiesto agli americani di spiegare questa azione. Anche la portavoce della cancelliera ha sottolineato che Berlino vede con preoccupazione l’attività dell’Iran nella regione. 
Ora dopo la Francia a chi toccherà? L’Italia si deciderà ad alzare il livello di attenzione con nuove regole di ingaggio per gli operatori del comparto sicurezza pubblica e privata, al passo con l’emergenza internazionale? 
EP Security Expert, Terrorism Expert & Intelligence Analyst Redazione VaresePress@ Roma Rubrica Sicurezza Nazionale@ 

Brand Isis – Evoluzione Economica

Lo Stato Islamico fonda buona parte della sua strategia del terrore sulla sua capacità di diffondere in modo capillare i propri contenuti sul web. Twitter, Facebook, YouTube e vari blog si sono infatti affiancati al più classico messaggio inviato alle emittenti televisive consentendo una vera e propria invasione mediatica e una propaganda mondiale, forti soprattutto dell’utilizzo della lingua inglese.

Per capire fino a che punto il sistema di comunicazione messo in piedi dall’Isis funzioni alla perfezione, basta pensare che la loro rete di account Twitter è riuscita ad inviare quarantamila tweet in un solo giorno.

L’intenzione è quella di creare un vero e proprio marchio del terrore.

È infatti proprio in quest’ottica che si comprende come mai la propaganda passi anche attraverso la vendita di gadget che si possono acquistare, tra l’altro, su Internet o a Istanbul e la distribuzione da parte dei militanti di caramelle e gelati per strada e negli ospedali.

Nella lotta al terrorismo, non dobbiamo sottovalutare che grazie alla radicalizzazione ed alle cellule di seconda generazione, nella strategia del terrore, rientra l’infiltrazione economica come arma di conquista e strumento di panificazione; questo particolare punto non è ancora sotto la lente d’ingrandimento dei servizi d’informazione, come dovrebbe invece essere, perché ciò è l’evoluzione della macchina del terrore.

Pertanto, non ci resta di capire se siamo in guerra e contro chi?

Non è una nazione, non è un popolo, non è una religione. È un gruppo senza volto, anzi con tanti volti, magari come quello del tranquillo islamico della porta accanto, che all’improvviso si radicalizza come vittima di una mutazione genetica, e compie una strage.

Qualcuno cavalcando lo sdegno e la rabbia vorrebbe bloccare le immigrazioni, ma si è visto che a compiere le stragi sono quasi sempre cittadini di seconda generazione, quindi non è sufficiente solo il blocco delle correnti migratorie.

Qualcun altro vorrebbe invadere la Siria, dov’è la roccaforte Isis, ma le sue cellule sono già sparse in Europa: un po’ come se per debellare un virus, si desse fuoco alla nazione dov’è nato (in realtà l’Is è nato in Iraq, dopo l’invasione statunitense).

Per tagliare veramente la testa allo Stato islamico bisognerebbe colpire i finanziamenti.

Pochi, infatti, ragionano sul fatto che l’Isis è il gruppo terroristico più ricco al mondo, così come pochi si soffermano su quei soldi fatti recapitare alla famiglia degli attentatori, ovvero quelli che, al di là del pretesto religioso, sono la chiave di tutto.

Per avere una controprova, basta leggere le interviste ai loro militanti, che di religione dimostrano di saperne ben poco, così come basta osservare lo stile di vita di molti di loro per capire che con i precetti del Corano spesso non c’entrino nulla.

Soldi, dunque.

Magari recapitati alla famiglia per garantirle un futuro. Follow the money, per capirci qualcosa.

Ma da dove vengono le finanze dell’Isis? Su questo punto c’è poca informazione, qualche congettura, e come sempre molti luoghi comuni.

Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza, basandoci su fonti interne allo Stato Islamico analizzate dal centro per l’analisi del terrorismo e dalla task force governativa inglese.

Innanzitutto va detto che il modello economico dell’Isis è senza precedenti per un’organizzazione terroristica. Quindi scordatevi Al Qaeda, questa è un’altra storia.

Il suo modello è basato sul controllo territoriale che gli permette l’autofinanziamento e l’appropriazione di risorse.

È un dato di fatto che le azioni della coalizione internazionale non siano riuscite finora a ridurre drasticamente né le loro capacità di finanziarsi né quella di effettuare transazioni.

Grazie a un’economia diversificata, l’Isis è infatti riuscito ad adattarsi mantenendo un alto livello di entrate anche nel 2015: gli è bastato ridurre quelle da risorse naturali (dopo i bombardamenti alle raffinerie) e incrementare le estorsioni nei territori occupati.

Ecco perché non si fermerà e proverà sempre a conquistare nuovi territori e popolazioni: ne ha bisogno per vivere.

Per mettere in piedi questo modello economico, lo Stato islamico si avvale di una struttura finanziaria complessa con tanto di ufficio burocratico e direzione amministrativa che fanno capo a un Ministero delle Finanze, inserito in una sorta di gabinetto in cui ogni ministro è esperto nel proprio campo. Tutti sono sotto la diretta autorità di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader religioso e politico.

Il principale compito della struttura finanziaria è assicurare il pagamento delle tasse nei territori occupati.

Tra le risorse che generano più profitti ci sono petrolio, gas naturali, fosfati, cemento, agricoltura.

Grazie agli attacchi degli aerei russi e della coalizione internazionale, che prima hanno mirato alle raffinerie e poi alle strutture di estrazione, la produzione di petrolio è scesa notevolmente, come noto.

Va detto che la maggior parte del greggio non è contrabbandata direttamente dal gruppo ma da clan e tribù che usano metodi non convenzionali e spesso operano in territori confinanti con frontiere morbide come quelle del regime siriano ma anche di Turchia e Giordania.

Anche questo contrabbando però è diminuito parecchio in seguito a controlli più aspri ai confini e al calo dei prezzi internazionali del greggio.

La maggior parte dei guadagni dell’Isis, come già detto, non proviene più dalle risorse ma da quella che in gergo viene definita origine criminale, cioè estorsioni, che comprendono tasse, balzelli, confische e multe; rapimenti e riscatti; traffico di antichità; donazioni.

Queste hanno permesso di far guadagnare al gruppo circa 800 milioni di dollari nel 2015 contro i 360 milioni del 2014.
Le tasse sono in genere applicate al reddito dei cittadini nei territori occupati, redditi che ammontano a circa 1 miliardo di dollari e che hanno permesso un rientro – grazie a un prelievo che va dal 10% al 50%, – di circa 300 milioni soltanto nel 2015.

Ma le tasse vengono applicate anche ai transiti di veicoli commerciali nei territori: da 400 a 600 dollari a camion, che permettono di generare più di 250 milioni di dollari.

Ci sono poi quelle sull’agricoltura, sulle attività economiche e, infine, la cosiddetta “tassa di protezione”(jizia)  applicata alle minoranze religiose.

Completano l’origine criminale i canoni applicati ad acqua ed elettricità, la vendita di beni archeologici (l’Isis controlla 2.500 siti in Iraq e 4.500 in Siria), le confische, e le multe per chi non segue alla lettera la sharia (da 100 a 500 dollari); e molto altro ancora.

Grazie a questa evoluzione ed “industrializzazione-ramificazione” del core business del terrorismo islamico, una delle sue ultime e più moderne evoluzioni di attacco è rivolta al Cyber Space, il quale ad oggi nel sistema economico italiano è l’anello debole ed ove vi è la massima infiltrazione per colpire l’economia dell’occidente, questo il vero scopo finale mascherato dall’odio religioso, ecco perché è necessario porre attenzione alle cellule di seconda generazione ed alla migrazione verso il nostro Stato e l’Europa, ad oggi fuori controllo essendo oggetto di business di singoli gruppi di potere, ma questo business sarà un boomerang per il vecchio continente e soprattutto per l’Italia, perché il framework nazionale in tema di protezione del sistema Italia, grazie all’insufficienza di strumenti metodologici e protocolli operativi atti a rendere efficace la risposta coordinata tra pubblico e privato, risulta ancora inefficace.

Tale deficit è aggravato dalla mancata contestualizzazione ad hoc per le piccole medie imprese e per le grandi imprese, soprattutto per quelle di rilevanza strategica nazionale.

Quindi si desume che i vari framework, settore per settore, seppur aggiornati, non siano ancora in linea con le reali minacce provenienti dal mondo cibernetico, essendo ancora fin troppo vulnerabili le singole frontiere ad attacchi terroristici, i quali nella nuova strategia della macchina del terrore, tendono ad attaccare il sistema produttivo/economico/istituzionale proprio per il tramite del cyber space.

In conclusione è necessario approfondire le analisi ed adottare le giuste contromisure al fine di contribuire alla sicurezza nazionale e protezione del sistema Italia e non solo.

Questo stato di cose risulta essere un insieme di mancate azioni nonché scellerate sottovalutazioni del fenomeno, che rischiano di portare il vecchio continente e non solo alla terza guerra mondiale, per cui è auspicabile rivedere in primo luogo le politiche d’immigrazione, di prevenzione atti di terrorismo, d’intelligence e sicurezza nazionale, sorveglianza del cyber space, coinvolgendo nei piani integrati i singoli territori, punto cardine da dove ripartire per la sicurezza nazionale, del sistema economico e territoriale, secondo il piano di sicurezza internazionale Homeland Security.

PU:

Safety and Security Magazine

EP

Security Expert, Terrorism Expert and Intelligence Analyst

Vittima di una truffavia e-mail aziendale, Toyota Boshoku Corporation perde 37 milioni di dollari

“La Toyota Boshoku Corporation annuncia un recente caso che coinvolge direzioni di pagamento fraudolente da parte di una terza parte malevola che ha comportato una perdita finanziaria nella nostra filiale europea”, l’allarme lanciato da Toyota.

Uno dei tanti e frequenti allarmi che dovrebbero fare riflettere le aziende, stati, e siti importanti come quelli delle banche e degli enti nazionali che raccolgono dati di milioni di persone.

Nel caso, “Riconoscendo l’elevata possibilità di attività criminale, abbiamo prontamente istituito un team composto da professionisti legali, quindi segnalato la perdita alle autorità investigative locali. Mentre cooperiamo in tutti gli aspetti dell’indagine, stiamo dedicando il massimo impegno alle procedure per garantire / recuperare i fondi trapelati “, ha dichiarato Toyota Boshoku .

Hanno pagato seguendo le istruzioni di pagamento che hanno consentito la truffa su cui ci sono indagini in corso, ma il colpo è pesante.

Cyber Risk & Security – Antiterrorismo – Sicurezza Privata

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Ad oggi nel sistema Italia, o meglio nel sistema della sicurezza privata e nello specifico in riferimento al core business delle imprese del settore, si nota una scarsa vision imprenditoriale rivolta all’offerta di servizi / protocolli di intelligence e protezione dei dati e del traffico nel cyber space.
L’evoluzione della tecnologia e l’evoluzione del crimine  sono quei parametri di cui si dovrebbe tener conto soprattutto per restare competitivi in un settore in continua evoluzione, perché se non si colgono questi segnali la crisi economica che attanaglia ormai da anni il comparto della vigilanza privata è di difficile superamento.
Altresì è necessario analizzare che il sistema economico è vulnerabile anche sotto il profilo del terrorismo, la cui attenzione da parte dei “terroristi”si sta sempre più rivolgendo al cyber space al fine destabilizzare l’economia nel vecchio continente, così da rendere più efficace e facile l’azione terroristica, perché nel caos è sempre più facile agire per portare a termine i progetti di conquista e vendetta.
Quindi le imprese di settore oltre alla riqualificazione delle risorse umane, in particolare riguardo all’adeguamento giuridico, avrebbero il dovere di tutelare le proprie attività ed i relativi livelli occupazionali, ampliando la propria visione imprenditoriale guardando oltre gli orizzonti, cogliendo ciò che il mercato oggi offre esclusivamente per garantire la sicurezza dello stesso, nonché contribuire alla sicurezza nazionale.

EP
Security Expert, Intelligence Analyst and Terrorism Expert I. R.
Membro Collegio Sicurezza M.I.

referente a Roma per CASADEGLITALIANIFacebookTwitterEmailShare

Cyber sicurezza settore del futuro

Hacker TA505 di cyber-spionaggio contro le banche

tratto da Varese Press, giornale online

Gli attacchi del gruppo di hacker per ora riguarda le banche turche e serbe con allegati dannosi per distribuire varianti RAT di ServHelper o FlawedAmmyy.

” Gli attori delle minacce distribuiscono sempre più downloader, backdoor, rubatori di informazioni, Trojan di accesso remoto (RAT) e altro ancora mentre abbandonano il ransomware come loro payload primario. Nel novembre 2018, TA505 , un attore prolifico che è stato in prima linea in questa tendenza, ha iniziato a distribuire una nuova backdoor che abbiamo chiamato “ServHelper”. ServHelper ha due varianti: una focalizzata sulle funzioni del desktop remoto e una seconda che funziona principalmente come downloader. Inoltre, abbiamo osservato che la variante downloader scarica un malware che chiamiamo “FlawedGrace”. FlawedGrace è un RAT completo che abbiamo osservato per la prima volta a novembre 2017. TA505 sembra colpire attivamente banche, attività commerciali e ristoranti mentre distribuiscono queste famiglie di malware” ricordano su proofpoint

Nelle ultime campagne hanno iniziato pure ad usare le immagini,”.ISO come punto di ingresso, nonché un downloader .NET, un nuovo stile per la consegna di macro, una versione più recente di ServHelper e a. Variante DLL del downloader di FlawedAmmyy. Il gruppo ha anche iniziato a prendere di mira nuovi paesi, come Turchia, Serbia, Romania, Corea, Canada, Repubblica Ceca e Ungheria. , è l’allarme lanciato dal sito di settore https://blog.trendmicro.com.

Le loro malefatte incidono sulle banche infettano i clienti con le loro newsletter, e ci sono pure allegati che non insospettiscono per esempio in word:

campagna “tunnel” del 9 novembre

Rischi e blocchi che devono comportare grossi investimenti pubblici e privati nel contrasto del cyber crimine: gran parte dei siti pubblici sono nettamente scoperti e basta poco per provocare disastri e blocchi informatici, tralasciando le ataviche carenze dei gestori di telefonia per cui mancando il segnale in tanti paese di montagna si bloccano tutte le attività commerciali e istituzionali, pubblico e privato in perenne affanno.

Sarebbe opportuno parlare di questi temi investendo risorse importanti: se si bloccano siti come l’Inps o quelli delle altre amministrazioni statali, oppure treni e aeroporti siamo al caos.

Roma, iracheno minaccia di darsi fuoco

Un cittadino iracheno pronunciava frasi sconnesse minacciando di darsi fuoco con un accendino, mentre intorno a lui i pellegrini in visita a Roma, in piazza San Pietro, lo guardavano spaventati.

Mentre gli agenti in divisa in servizio sulla piazza tenevano sotto controllo l’uomo parlandogli, sono intervenuti due poliziotti in borghese che in pochi istanti gli hanno tolto l’accendino e lo hanno bloccato a terra prima che potesse portare a compimento il suo intento suicida.

Fsp Polizia, lavoriamo bene ma trattati male

Dossier Viminale, Fsp Polizia: “I dati confermano che produciamo risultati sempre migliori, ma siamo sempre più in pericolo e trattati sempre peggio”

 

“Il dati sulla sicurezza resi noti nella tradizionale conferenza stampa di Ferragosto, insieme ai continui gravissimi fatti di cronaca che si susseguono, mostrano senza mezzi termini che l’assurdo numero di morti e feriti fra gli appartenenti alle forze dell’ordine in quest’ultimo anno fa il paio con i risultati sempre più lusinghieri e la sempre maggiore efficienza del nostro lavoro. Ciò vuol dire che lo Stato e i cittadini sono sempre più al sicuro, eppure noi sempre più in pericolo e trattati sempre peggio. Quindi quei risultati arrivano per lo più grazie ai sacrifici personali di donne e uomini in divisa, sempre pronti a gettare il cuore oltre l’ostacolo, compreso in questa giornata in cui in migliaia sono come sempre presenti a vigilare sui momenti di festa della comunità. La verità è che quello dei professionisti della sicurezza è un lavoro ancora bistrattato, dato per scontato, non riconosciuto sul piano esistenziale ed economico, con una persistente e intollerabile mancanza di rispetto verso l’impegno costante e incrollabile di centinaia di migliaia di persone che garantiscono libertà, democrazia e sicurezza al paese. Una mancanza di rispetto e di considerazione che si traduce nel peggiore dei dati che si possa registrare: la mancata predisposizione di ogni strumento tecnico, operativo e normativo necessario a garantire l’incolumità degli operatori. Prova ne è il fatto che pur diminuendo le manifestazioni di piazza sono aumentate drasticamente quelle con feriti tra le forze di polizia. Se a ciò si aggiunge che ancora lottiamo per ovvietà come un rinnovo del contratto di lavoro scaduto da troppo tempo, strumenti di difesa assolutamente ‘minimali’ come taser o spray antiaggressione o telecamere sulle divise, leggi che consentano di difendere noi e soprattutto il ruolo e l’istituzione che rappresentiamo e, non ultimo, atteggiamenti criminalizzanti e vero odio contro chi porta la divisa, ciò rende l’idea di quanto ancor di più debba essere esaltato l’encomiabile, straordinario lavoro del personale in uniforme”.

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, a proposito dei dati contenuti nel dossier di Ferragosto del Viminale che descrivono un generale calo dei reati nel Paese, e però, in tema di manifestazioni, a fronte di una diminuzione del 10,3% del totale dei cortei (passati da 11.824 a 10.609),  dal 1 agosto 2018 al 31 luglio 2019 si è registrato un aumento di quelli in cui si sono registrati feriti tra le forze dell’ordine, passati da 184 a 210, con un +14,1%.

L’Italia ha partecipato all’operazione internazionale denominata “Pandora III”

OPERAZIONE “PANDORA III”

-Italia-

L’Italia ha partecipato all’operazione internazionale denominata “Pandora III”,[1] coordinata centralmente da Interpol ed Europol e finalizzata a contrastare, simultaneamente in più Paesi, la commercializzazione di beni d’arte di provenienza illecita. 
Nella settimana di azione coordinata, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il supporto dell’Arma territoriale e in collaborazione con la Direzione Centrale Antifrode e Controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato ha:
  • effettuato 56 controlli ad aree terrestri d’interesse archeologico e monumentale;
  • verificato 108 esercizi antiquariali, case d’asta, gallerie, restauratori e trasportatori;
  • controllato 17 opere in transito presso porti, aeroporti e aree doganali;
  • contestato 3 violazioni amministrative;
  • identificato 116 persone;
  • denunciato 26 persone in stato di libertà;
  • verificato 329 beni nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, localizzando 17 opere su cui sono in corso indagini tese al recupero;
  • sequestrato 367 beni culturali per un valore complessivo di € 5.510.000, tra cui:
  • Roma:
  • 2 capitelli corinzi lignei del XVIII secolo, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2013 in danno della chiesa “San Martino” di Rocca Santa Maria (TE);
  • Ancona:
  • 2 opere falsamente attribuite all’artista Michelangelo Pistoletto;
  • Jesi (AN), Falconara Marittima (AN), San Severino Marche (MC) e Matelica (MC):
  • 2 dipinti raffiguranti “Annunciazione, Madonna con angelo”, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2001, ai danni di un privato di San Silvestro Curatone (MN) e “Deposizione di Cristo”, parziale provento del furto, commesso nel giugno 1974, ai danni della Chiesa “Santa Maria Assunta” di Castel d’Arco (MN);
  • Rimini:
  • rocchio di colonne in pietra di natura archeologica;
  • elemento architettonico;
  • Galatone (LE):
  • 70 monete in bronzo di natura archeologica;
  • 17 oggetti archeologici in bronzo tra cui 2 anelli;
  • Firenze:
  • statuetta egizia del VII secolo a.C., raffigurante “Ushabti in Faience”, provento del furto, commesso nel dicembre 1964, in danno del Museo Civico Archeologico di Modena

“Ushabti”, in faience, VI sec a.C.

  • Bologna:
  • dipinto dal titolo “Half Dollar”, falsamente attribuito all’artista Franco Angeli;
  • Firenze:
  • dipinto del XVII secolo, raffigurante “Natura morta”, provento del furto, commesso nel novembre 1988, in danno di un antiquario di Firenze;
  • Taormina (ME):
  • 109 monete in bronzo di natura archeologica;
  • Perugia:
  • opera grafica, raffigurante “Sacco e Rosso”, falsamente attribuita all’artista Alberto Burri;
  • Modena:
  • 33 volumi dell’Enciclopedie ou dictionnaie raisonnè des sciences….. del XVIII secolo, scritta da Diderot e D’Alembert, asportati in data imprecisata ad un privato di Città di Castello (PG);
  • Grottammare (AP):
  • dipinto del XVI secolo, raffigurante “Madonna con Bambino e Santi”, dell’artista Cesura Pompeo, provento del furto, commesso nel settembre 2013, in danno di privato di Ofena (AQ);
  • Bronzolo (BZ):
  • dipinto senza titolo falsamente attribuito all’artista Gerardo Dottori;
  • Ochsenhausen (Germania):
  • statua raffigurante “Sant’Agata”, asportata nel 1984 dalla chiesa di Commezzadura (TN)

Statua di Sant’Agata

  • Udine e Bronzolo (UD):
  • 3 statue policrome appartenenti alla Civiltà Maya;
  • dipinto falsamente attribuito all’artista Georges Mathieu.                           
 

[1] Comunicato dell’Ufficio Stampa della direzione dell’Operazione Pandora in allegato.