Cyber Security & Cyber Risk

Da Stuxnet ad APT

La Politica di conquista “economica” del brand ISIS group non si arresta e via via continua ad affinare le sue conoscenze nel cyber space, proprio per questo pericolo il protocollo cyber security grazie agli strumenti dei metadati e non solo, può migliorare ed essere determinante nelle attività d’intelligence e security.

Il cyber terrorismo è qualsiasi ” attacco premeditato e motivato politicamente, contro informazioni, sistemi informatici, software e dati, che potrebbe produrre violenza contro obiettivi non militari da parte di gruppi non statali (subnazionali), da agenti clandestini” , i quali obiettivi vanno da installazioni militari, centrali elettriche e nucleari, sistemi di controllo aereo, dighe, ecc; come definito dal Federal Bureau Investigation.

Da contro altare negativo, è sempre più evidente che l’offerta tecnologica delle tante aziende d’intelligence all’apparato istituzionale, giudiziario ed investigativo dello Stato, sia di sovente antieconomico e non praticabile, per via del disordinato ricorso a scelte di ausiliari, di consulenze e di tecnologie a noleggio, con spese di giustizia e sicurezza esageratamente esponenziali ed incompatibili secondo un ottica di costo/beneficio.

Purtroppo ciò genera “disordine” investigativo che grazie a banali errori di valutazione in fase di input, crea inquinamenti della crime scene con il rischio di flop giudiziari ed investigativi.

In conclusione grazie a queste difficoltà ancora persistenti, si vanifica la sicurezza del sistema, considerando che la macchina del terrore continua a prefezionarsi, anche grazie alle innumerevoli risorse economiche natie anche da traffici di stupefacenti e rifiuti pericolosi, beneficiando del core business della criminalità organizzata, il tutto purtroppo pone a rischio il sistema economico e non solo.

Auspichiamo una veloce inversione di tendenza istituzionale, perchè è opinione dell’insistenza di una sottostimatura del fenomeno di perfezionamento e evoluzione della macchina del terrore.

EP

Security Expert & Intelligence Analyst I.R.


Cyber Risk

Carabiniere Ucciso, non invertiamo i ruoli.

LA VITTIMA SI CHIAMA MARIO ED È UN CARABINIERE UCCISO CON 11 COLTELLATE, SIATE MENO IPOCRITI.

AVETE FATTO BENE A PUNIRE CHI HA SCATTATO LA FOTO E L’HA DIVULGATA PERCHÉ HA VIOLATO NORME BASILARI DI RISERVATEZZA INVESTIGATIVA, MA USATE GLI ATTRIBUTI OGNI TANTO, NEI PROTOCOLLI OPERATIVI ESISTONO MISURE DI CONTENIMENTO VOLTE A GARANTIRE L’INCOLUMITÀ DI UN SOGGETTO TRATTO IN ARRESTO, QUANDO COSTUI È SOTTO EFFETTO DI SOSTANZE STUPEFACENTI, IN QUANTO PARTICOLARI AMBIENTI, LUCI, ECC, SONO IN GRADO DI STIMOLARE REAZIONI AVVERSE E PERICOLOSE, COME AGGRESSIVITÀ O AUTOLESIONISMO, QUINDI NON È TORTURA, NEL SENSO STRETTO DEL TERMINE.

BASTA CRIMINALIZZARE LE FF.OO., UN COMANDANTE, IL GOVERNO, LO STATO, DOVREBBERO PROTEGGERE I LORO UOMINI E NON METTERLI ALLA GOGNA.

Non invertiamo i ruoli, la vittima è MARIO.

IN AMERICA :

Si chiama sedia di contenimento e nelle stazioni di Polizia degli Stati Uniti viene utilizzata per i soggetti più violenti o per chi è sotto effetto di stupefacenti e alcolici, quindi difficile da poter controllare!!!

Nessuno in America si scandalizza che venga utilizzata!!!!

Chiarooooo!!!

Carabiniere Ucciso e Quesiti!

“Carabiniere ucciso a Roma, confessa il killer: è uno dei due giovani americani fermati, quello a sinistra nella foto.
Sono arrivati in caserma intorno a mezzogiorno e mezzo. Prelevati dalla stanza del loro albergo a quattro stelle da più di 200 euro a notte a pochi passi dalla Corte di Cassazione, nel pieno centro di Roma. Due ventenni americani, in vacanza in Italia. I carabinieri sapevano che i due erano coinvolti in qualche modo nella morte del loro collega, il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ma non sapevano ancora come. Pensavano che i due ragazzi fossero finiti in un brutto giro di droga e che, in qualche modo, avessero trascinato in un pasticcio i militari. Li credevano vittime di questa brutta storia. Invece ieri sera, intorno alle dieci, uno dei due ha confessato: è stato lui ad accoltellare a morte il militare. Volevano cocaina, si sono ritrovati con un po’ di aspirina tritata. Hanno deciso di vendicarsi rubando la borsa allo spacciatore. Poi hanno perso la testa. E, alla fine, hanno ucciso un carabiniere.
Per tutto il giorno si sono susseguite piste, teorie, versioni diverse e poco chiare. Anche dall’Arma arrivavano ricostruzioni ufficiali che lasciavano troppi dubbi e pochissime certezze. Solo a sera ormai inoltrata, quando uno dei due americani, quello con i capelli tinti di biondo, ha confessato di essere l’autore dell’omicidio, si è chiarito cosa fosse successo.
Trastevere, giovedì sera. I due stranieri, nella Capitale per turismo (non si sa se soli o in gruppo) comprano della droga. Poco dopo si rendono conto che non è cocaina, ma aspirina tritata. Tornano indietro per cercare il pusher e iniziano a discutere. Sono furiosi, pretendono la “roba” che hanno pagato. Lo spacciatore fa il vago, non cede. E loro, per vendicarsi, gli rubano il borsello. Dentro ci sono soldi, probabilmente altre sostanze da vendere, sicuramente il telefonino.
Il pusher chiama il suo cellulare e i due rispondono: “So chi siete, se non mi restituite le mie cose vi vengo a cercare e vi ammazzo”. I turisti insistono: vogliono la cocaina. E si accordano per uno scambio, sotto al loro albergo, a pochi metri da piazza Cavour. Droga buona in cambio della borsa. Il pusher a quel punto contatta i carabinieri. Chiama il 112 ma omette la parte della droga, si presenta come un uomo derubato, racconta dell’accordo. Dice che i rapinatori vogliono 100 euro in cambio dei suoi effetti personali.
Tutto si svolge rapidamente. Non si sa chi decide, se i militari o un superiore. Sta di fatto che, invece del pusher, all’appuntamento vanno i due militari in borghese. Gli americani, nel frattempo, sapendo di avere a che fare con uno spacciatore, si sono procurati un coltello. Arriva l’ora dell’incontro, più o meno le tre di notte. I carabinieri si qualificano subito e chiedono i documenti ai due ragazzi.
Tanto basta (forse insieme ad alcol e droga) a far perdere loro la testa. Si avventano sulle forze dell’ordine. Uno tira fuori il coltello e, velocissimo, infilza Mario Cerciello Rega. Otto volte. Con violenza. Il vicebrigadiere inizia a urlare e cade a terra in una pozza di sangue. La sua agonia dura pochi minuti.
“Quando ho sentito Mario urlare, ho lasciato quell’uomo e ho provato a salvarlo”, ha detto Andrea Varriale. Ha dato l’allarme via radio, per soccorrere il collega ferito: “Perdeva moltissimo sangue”. Resta da chiarire per quale motivo i due militari siano andati soli, senza il sostegno di altri colleghi.
Varriale, immediatamente sentito dai colleghi del nucleo investigativo, ha parlato fin dal primo momento di due ragazzi giovani. Uno con le meches e l’altro con un vistoso tatuaggio sul braccio. E i due americani hanno esattamente queste caratteristiche. A incastrarli sono state le telecamere di videosorveglianza della zona, messa a ferro e fuoco dai militari che hanno pure chiuso la strada per qualche ora.
Gli investigatori li hanno trovati nella loro stanza, al primo piano dell’hotel Le Meridien. Varriale, poi, non ha esitato un attimo. Appena li ha visti li ha riconosciuti. Quando i pm sono arrivati in caserma, i carabinieri del nucleo investigativo erano ormai certi che si trattasse di loro. Dopo nemmeno un’ora di interrogatorio, il biondo ha confessato. È stato lui.”
Rep.

Contestualmente però è necessario porsi un quesito, il soggetto (pusher) che ha tirato in inganno i militari, oltre a concorrere nei reati addebitati al reo confesso, come ha potuto diffondere le schede segnaletiche dei magrebini, inizialmente indicati come gli autori responsabili dell’aggressione e ferimento mortale del militare, sapendo come avviene l’identificazione a mezzo di presa visione tra i fotosegnalamenti in archivio?

Come è doveroso chiedere che siano cambiate le regole d’ingaggio per tutti gli operatori del comparto sicurezza, auspichiamo un intervento urgente del legislatore.

La morte del Carabiniere è sempre più assurda nella sua tragicità.

CARABINIERI, SERTORI: 3,6 MILIONI PER REALIZZAZIONE E AMMODERNAMENTO CASERME



(Milano, 27 lug) Il Consiglio regionale ha approvato un emendamento che stanzia 3,6 milioni di euro per l’avvio e la realizzazione degli interventi previsti nell’Ambito di Accordi di programma per la riqualificazione di caserme esistenti o per la realizzazione di nuovi presidi in Lombardia. Le risorse sono ripartite in tre annualità, ovvero 1,5 milioni nel 2019, 1,4 milioni nel 2020 e 700 mila euro nel 2021 e, tra le altre, serviranno a finanziare le caserme di Robbio e di Mede, in Provincia di Pavia.

“Sono soddisfatto che in maniera unanime il Consiglio regionale si sia espresso positivamente su questo emendamento che ha come obiettivo quello di finanziare un vero e proprio programma di interventi identificati come prioritari per realizzare sul territorio lombardo nuove sedi per l’accasermamento dei reparti dell’Arma”, è il commento dell’Assessore di Regione Lombardia con delega agli Enti locali e alla Programmazione Negoziata, Massimo Sertori.

Utilizzando lo strumento della Programmazione Negoziata, a partire dal 2018 Regione Lombardia è impegnata a sostenere questi interventi di elevato interesse regionale e territoriale ed ha già finanziato le caserme di Clusone (Bg), Stezzano (Bg) e Cantù (Co), mentre sono in corso di approvazione gli Accordi di programma relativi ai presidi di Lodi Vecchio e di San Giovanni in Croce (Cr), accordi ai quali Regione ha aderito lo scorso giugno.

“La sicurezza pubblica e la legalità sono temi molto sensibili – spiega Sertori – ai quali stiamo dedicando impegno e risorse importanti. Significativo infatti è che la giunta Fontana continui sulla pianificazione di iniziative infrastrutturali che mirino a rendere più agevole il compito di chi lavora per la nostra incolumità”. “L’obbiettivo infatti – conclude – è quello di fornire maggiori servizi e una maggiore accessibilità a questi presidi, essenziali a garantire la sicurezza dei nostri cittadini e a mettere in campo azioni di prevenzione e di contrasto alla criminalità urbana”.



Comandante ALFA – GIS CARABINIERI

Non riesco a dormire, quel sangue mi raffredda il cuore di sofferenza e rabbia. Non trattengo l’adrenalina , quasi non mi riconosco. 40 anni nel G.I.S 45 al servizio dell’Arma che ho contribuito ad onorare, pare quasi non siano serviti a chiudere gli occhi sulle troppe ingiustizie. Caro Mario, non posso chiudere le palpebre perché rivedo il tuo sorriso, spento improvvisamente da chi a te si è avvicinato per uccidere, non era difesa, No, non ha buttato il coltello dopo la prima ferita che ti ha inferto. No, ha continuato finché dopo 8 (ottoooo) fendenti non ti vedeva soccombere sotto la sua spietata sete di morte . Non è più tollerabile tutta questa carneficina. Al Generale dell’Arma dei Carabinieri rivolgo l’appello più accorato, affinché, come massimo rappresentante di tutti i fedeli servitori dello Stato ma soprattutto del popolo italiano, faccia sentire la sua voce nelle sedi politiche e ministeriali di riferimento, per far sì che chi lavora rischiando per l’altrui incolumità sia messo in condizioni di per difendere e di potersi difendere. Siano cambiate le regole d’ingaggio degli operatori di tutte le Forze di Polizia! Ora basta, non si è più carne da macello, non si è più in un contesto dove chi indossa la divisa viene deriso e vilipeso da coloro che la legalità la infrangono più volte al giorno . Non è questione di colore di pelle, né di nazionalità, colore politico o religioso. La delinquenza ha tutta lo stesso colore e odore… quello della morte!! L’Arma è stata ferita al cuore, tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine lo sono. La politica la smetta di usarci come palloni ad una partita di calcio, di calci non ne possiamo più. Ora i calci vorremmo restituirli, poterli ridare indietro a coloro che offendono anche con parole denigratorie nei nostri confronti. Ai ministri dell’interno e della difesa chiedo: “accelerate le leggi opportune”, “una persona può difendere la propria casa e noi che lo facciamo per mestiere e per amore non possiamo? L’Italia è la nostra casa, il suo popolo è la nostra famiglia, vogliamo avere tutti i mezzi per difenderla, provvedete velocemente. Questo paese è allo sbando dal punto di vista della certezza della pena”! Non esiste al mondo un paese più bello e fiero del nostro, ma nemmeno più deriso e quasi vilipeso. Non lo meritiamo. Vogliamo continuare a credere in quello che facciamo senza essere derisi da chi il giorno o dopo è già libero e ci denigra. Non vogliamo sempre essere accusati e violentati nell’animo per aver fatto il nostro dovere. Come fedele servitore dello Stato, ho vergogna e non posso starmene seduto ad aspettare che qualcosa si muova senza che io faccia nulla, e mi domando:”ma tutti i telefonini che riprendono le rare volte in cui siamo costretti ad usare la forza tacciandoci per criminali dov’erano quella triste notte in cui Mario ed il suo collega venivano aggrediti”? Non raccontiamoci la storia che era notte e buio , non la beve più nessuno”!
A Saviano rispondo “Vergognati”!
Ho dato mandato alla casa editrice di rimuovere la fascetta con la sua prefazione dai miei libri (peraltro la sua prefazione non è stata una mia scelta)!
Ed infine un ultimo pensiero a Mario ed alla sua famiglia. Quante volte ho provato il vostro dolore, troppe,ma ogni volta e’ diverso e la ferita più profonda. Che Dio ti accolga caro Mario tra le sue braccia, la tua misericordia nei confronti del prossimo era i finita da quello che apprendo. Ora tocca a te prendere la tua parte. Da lassù veglia e prega per la tua giovane sposa , per la tua famiglia di sangue e per quella di cuore che tutti ci accomuna….l’ Arma !
“Che la terra ti sia lieve!
Comandante Alfa!

Roma-Omicidio Carabiniere

In merito all’omicidio del Milite in data 26 us, e’ utile evidenziare che seppur dalle prime note gli autori del delitto fossero stati individuati come di origine arabo/magrebina mentre da alcune fonti riferiscono che verosimilmente potrebbero essere due cittadini statunitensi, gli autori materiali del ferimento e poi decesso del Milite, tutto a seguito di una vendita finita male di sostanze stupefacenti, è necessario rimarcare che a prescindere dalla nazionalità dei soggetti concorrenti in associazione a delinquere per i reati ascrivibili, Crimini di questa natura non possono trovare che la nostra ferma condanna, chiunque abbia commesso i fatti.

Ora, seppur quanto anzidetto, è utile specificare anche la perdurante necessità di controllo del territorio, quindi di risorse umane, perché senza controllo del territorio, non si possono dissuadere e prevenire atti contra legem, perché la prevenzione è il primo baluardo di un sistema di sicurezza pubblica e privata, per questo è necessario investire immediatamente nel reclutamento di risorse umane nelle FF.OO. carenti almeno di 55 mila unità, iniziando magari dal 780 Polizia di Stato, per poi addivenire alla riforma della Sicurezza Complementare e Sussidiaria ormai non più rinviabile in un sistema moderno e prodomico di sicurezza integrata, pubblica e privata, affinché concorrano entrambi alla sicurezza nazionale; per tal motivo ci appelliamo al Presidente del Consiglio Giuseppe CONTE, affinché rifletta ed indirizzi l’attività di governo in questa direzione, a nostro avviso unica.

EP – Sicurezza Nazionale@

Operazione NOE UDINE, RIFIUTI SOLIDI URBANI.

UDINE: 26 LUGLIO 2019

CONTROLLO DEI CARABINIERI DEL NOE DI UDINE COORDINATI DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI GORIZIA SU SITI AZIENDALI OPERANTI NEL SETTORE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI.

SEQUESTRATA PIAZZOLA DI LAVAGGIO MEZZI AZIENDALI REALIZZATA IN ASSENZA DI AUTORIZZAZIONE PAESSAGGISTICO AMBIENTALE.

I Carabinieri del NOE di Udine, nell’ambito dell’attività di monitoraggio e controllo nello specifico comparto di settore, hanno eseguito una verifica presso uno stabilimento corrente in Villesse (GO), appurando che la società, operante nella raccolta dei rifiuti solidi urbani, aveva realizzato al suo interno, una piazzola di lavaggio dei mezzi aziendali in cemento, dalle dimensioni di 12 x 6 metri, con caditoia centrale di raccolta reflui e relativa vasca di raccolta. Tale manufatto, dalle verifiche svolte dal personale del NOE, è risultato essere privo delle previste autorizzazioni di legge, in quanto l’area su cui insiste l’unità operativa della società, risulta essere soggetta a vincolo paesaggistico.

Nel corso del controllo, inoltre, i militari hanno constatato la presentazione di falsa documentazione inoltrata al Comune di Villesse da parte della Società, per un manufatto già realizzato nel 2014 e falsamente riproposta nel 2015.

Gli accertamenti esperiti consentivano quindi di acclarare le responsabilità in concorso tra loro, dell’Amministratore della società e di altri due membri del Consiglio di Amministrazione, nonché del progettista incaricato (nonché direttore dei lavori) e del titolare della ditta terza incaricata per l’esecuzione dei lavori, per la violazione di cui all’art.44 lett. C del DPR 380/2001 (assenza di autorizzazione paesaggistica).

Il manufatto realizzato in assenza del previsto titolo autorizzativo veniva sottoposto a sequestro.

Carabiniere Ucciso a Roma

Questa notte, un equipaggio del nucleo radiomobile dell’Arma dei Carabinieri è intervenuto su un evento di rapina di una borsa, intercettati i due aggressori di origine magrebina, tra i militari e i rapinatori nasceva una violenta colluttazione dai magrebini promossa per guadagnarsi la fuga, durante la quale uno dei magrebini estraeva un coltello e colpiva uno dei militari sotto l’ascella, il quale poco dopo moriva in ospedale all’età di anni 35. Il nostro cordoglio va alla famiglia ed alla Benemerita, chiedendo ancora una volta al Governo una più stringente attività di espulsione di clandestini, immigrati irregolari, delinquenti di altra nazionalità, anche insieme ad uno straordinario piano di assunzione di risorse umane nelle FF.OO. per sopperire alle carenze croniche, basti pensare alla Polizia di Stato che è a meno 30mila uomini, con graduatorie bloccate come quella del 780, ecc…!

EP-Sicurezza Nazionale

Un vice brigadiere dei Carabinieri è deceduto, in servizio, questa notte, a Roma dopo essere stato accoltellato da un individuo, probabilmente un cittadino africano nel corso di un servizio per assicurare alla giustizia gli autori di un reato. Il sovrintendente, con altri colleghi che stavano svolgendo le indagini, si era appostato per fermare due persone ritenute responsabili di un furto e conseguente tentativo di estorsione, quando una delle due ha estratto un coltello e ha ferito più volte il vicebrigadiere dei Carabinieri mortalmente. Inutili i soccorsi presso l’ospedale S. Spirito dove il militare è poi deceduto. 

LEGIONE CARABINIERI LAZIO

Comando Provinciale di Roma

La Polizia di Stato come può garantire sicurezza se non garantisce i poliziotti?

Marinella Martina, Sovrintendente Capo della Polizia di Stato e con una Laurea magistrale in Giurisprudenza, il 17 dicembre 2015 venne esclusa dalla prova scritta del concorso interno per 1400 v.isp., nel quale la commissione esaminatrice del #papocchio dichiarò idonei numerosi candidati i cui elaborati erano palesemente inadeguati a livello sintattico e sostanziale o altri che per larghi tratti erano perfettamente identici a libri di testo.

Unitamente ad altri poliziotti che si sentivano evidentemente penalizzati dall’esito della prova scritta, Marinella è diventata uno dei punti di riferimento della neo costituita associazione Tutela & Trasparenza, attraverso la quale sono state promosse una serie di iniziative giuridiche, sindacali e politiche che hanno permesso di svelare quasi tutta la verità sulle numerosissime anomalie registrate nel concorso e che, recentemente, dopo le ammissioni del Capo della Polizia e l’attività di autotutela avviata e abortita dall’Amministrazione, hanno incontrato il positivo ma parziale accoglimento dal TAR LAZIO.

Successivamente Marinella ha partecipato e vinto il concorso pubblico per 320 v.isp., risultando la migliore nella sessione della prova orale.

Nel frattempo, mentre stava frequentando il X corso per Vice Ispettore, Marinella è risultata idonea e vincitore nel concorso a titoli per la medesima qualifica di Vice Ispettore e, nella giornata di ieri, è stata dichiarata idonea e vincitore del concorso per Funzionari, risultando #prima nella graduatoria dei 19 vincitori dello stesso, unitamente ad Andrea e Giovanni, anche loro vittime del papocchio, ricorrenti e associati a T&T.

Queste le parole di ringraziamento che ha deciso di dedicarci Marinella e che intendiamo condividere pubblicamente: “Grazie per tutte le manifestazioni di affetto che mi state inviando. Non è stato facile superare questo concorso, ogni ora di studio sentivo sulle spalle il peso di appartenere a questa associazione e il dovere di riscattare ognuno di noi, uno per uno, per il torto subito nel concorso interno per 1400 V. Isp., come se dovessimo dimostrare ancora che noi quel concorso lo meritavamo per davvero.
Credo che se non ci fosse stata l’esperienza di T&T non avrei superato mai questo concorso: il cambio di rotta nelle procedure concorsuali, in particolare con l’abbinamento pubblico dei risultati delle prove scritte e la correzione immediata nei quiz, ovvero tutto quello che abbiamo sempre sperato e che fino a qualche anno fa sembrava pura utopia, si è realizzato in una svolta di trasparenza mai vista nei precedenti concorsi in Polizia.
A titolo personale mi ritengo e sento di non dover dire ringraziare nessuno per questo risultato se non proprio T&T.
Non aver superato un concorso interno da ispettore al quale pensavo di poter aspirare e poi vedermi correggere e valutare i miei temi in quello da commissario mi hanno fatto credere finalmente che la Polizia è pronta a rendere merito a chi .
Questo significa che tutti insieme abbiamo fatto la storia di questa Amministrazione e sono orgogliosa di aver fatto parte di tutto questo ma soprattutto di aver conosciuto la parte sana della Polizia di Stato.
Orgogliosamente Tutela e Trasparenza sempre!’

Marinella Martina, componente del Direttivo di T&T.
Associazione Tutela e Trasparenza

Guardie giurate d’Italia contro il Governo

Alla Cortese Attenzione delle Guardie Giurate D’Italia, sappiamo che è inutile dirvi quanto sia importante fare fronte comune in vista dello stallo delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale, ove alle assurde proposte delle parti DATORIALI, dobbiamo anche considerare la scarsa qualità di concertazione sindacale che rimette il tutto sulle spalle degli operatori del comparto, proclamando uno sciopero, unico in teoria strumento democratico, ma in quale location?

Purtroppo non è condivisibile come anzidetto, il percorso delle trattative condotte dalle parti sociali, sin qui in modo errato, a nostro parere ; perché c’è purtroppo da evidenziare che gli istituti di vigilanza fanno muro sul cambio di appalto perché vogliono riassumere gli operatori alle loro condizioni senza riconoscere i diritti acquisiti, qui dovrebbe entrare in ballo il diritto costituzionale acquisito con il precedente CCNL, magari perfezionando l’ex art. 24 e SS, con il supporto tecnico dei Dicasteri degli Interni e del Lavoro, come per il periodo di comporto ed ulteriore flessibilità, che mina la sicurezza sul lavoro ed amplia i rischi da stress correlato con risvolti negativi funzionali, senza dimenticare che non hanno mai gridato l’assenza di adeguamento giuridico con l’assegnazione della qualità di Ausiliario di Polizia, sapete perché?

Se non interviene il Governo, la categoria che non ha altri strumenti se non la protesta, considerando che le trattative sono state rimesse al destino, in SOSTANZA, si andrà incontro a momenti molto difficili e bui, il cui prezzo ancora una volta lo pagheranno i lavoratori, con la responsabilità in todo delle parti sociali e del governo.

Quindi appurato che,

Non vogliono discutere di una classificazione che distingua bene le varie professionalità, perché ovviamente continuare ad operare senza regole vuol dire dumping fra le aziende facendo ricadere i costi ANCORA sugli operatori /lavoratori; aggiungendo poi che non vogliono dare reale applicazione alle regole sulla “ salute e sicurezza” e dulcis in fundo ancora ad oggi sul salario rispondono “ non siamo ancora in grado di determinare una proposta….oppure il mercato è cambiato ed è necessario essere più flessibili……ma conoscono il significato delle parole costoro…..non si può fare impresa sulle spalle dei lavoratori….. ”.

Per SALVARE i pochi diritti che ancora RESTANO, non essendo degli schiavi, ma operatori di sicurezza sussidiaria utili alla pubblica sicurezza in qualità di Incaricati di Pubblico Servizio, concorrendo al mantenimento della Sicurezza Nazionale che soluzioni hanno le Guardie Giurate D’Italia, abbandonate dal governo, dalle Istituzioni, se non……….

SCIOPERARE?

GRIDARE DAVANTI A MONTECITORIO?

APPELLARSI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA AFFINCHÉ SIA GARANTE DELLA COSTITUZIONE?

LE PARTI SOCIALI QUANDO VEDONO LE BRUTTE, PROCLAMANO LO SCIOPERO, PERCHÉ?

Il Governo, le Istituzioni, purtroppo sii sono responsabili di questa mattanza alla stessa stregua delle responsabilità che hanno nei confronti degli operatori delle FF.OO.

I SINDACATI NON CI SONO E CONTANO SOLO SULLA SCARSA PARTECIPAZIONE ALLA PROTESTA PER CONCEDERE IL FUTURO DELLE GUARDIE GIURATE D’ITALIA AL MIGLIOR OFFERENTE.

MINISTRO DEGLI INTERNI, PRIMA GLI ITALIANI CHE SIGNIFICA?

SVEGLIA SALVINI, CONTE, DI MAIO…!

EP

Redazione VaresePress@ Roma

Rubrica Sicurezza Nazionale@