Brand Isis – Evoluzione Economica

Lo Stato Islamico fonda buona parte della sua strategia del terrore sulla sua capacità di diffondere in modo capillare i propri contenuti sul web. Twitter, Facebook, YouTube e vari blog si sono infatti affiancati al più classico messaggio inviato alle emittenti televisive consentendo una vera e propria invasione mediatica e una propaganda mondiale, forti soprattutto dell’utilizzo della lingua inglese.

Per capire fino a che punto il sistema di comunicazione messo in piedi dall’Isis funzioni alla perfezione, basta pensare che la loro rete di account Twitter è riuscita ad inviare quarantamila tweet in un solo giorno.

L’intenzione è quella di creare un vero e proprio marchio del terrore.

È infatti proprio in quest’ottica che si comprende come mai la propaganda passi anche attraverso la vendita di gadget che si possono acquistare, tra l’altro, su Internet o a Istanbul e la distribuzione da parte dei militanti di caramelle e gelati per strada e negli ospedali.

Nella lotta al terrorismo, non dobbiamo sottovalutare che grazie alla radicalizzazione ed alle cellule di seconda generazione, nella strategia del terrore, rientra l’infiltrazione economica come arma di conquista e strumento di panificazione; questo particolare punto non è ancora sotto la lente d’ingrandimento dei servizi d’informazione, come dovrebbe invece essere, perché ciò è l’evoluzione della macchina del terrore.

Pertanto, non ci resta di capire se siamo in guerra e contro chi?

Non è una nazione, non è un popolo, non è una religione. È un gruppo senza volto, anzi con tanti volti, magari come quello del tranquillo islamico della porta accanto, che all’improvviso si radicalizza come vittima di una mutazione genetica, e compie una strage.

Qualcuno cavalcando lo sdegno e la rabbia vorrebbe bloccare le immigrazioni, ma si è visto che a compiere le stragi sono quasi sempre cittadini di seconda generazione, quindi non è sufficiente solo il blocco delle correnti migratorie.

Qualcun altro vorrebbe invadere la Siria, dov’è la roccaforte Isis, ma le sue cellule sono già sparse in Europa: un po’ come se per debellare un virus, si desse fuoco alla nazione dov’è nato (in realtà l’Is è nato in Iraq, dopo l’invasione statunitense).

Per tagliare veramente la testa allo Stato islamico bisognerebbe colpire i finanziamenti.

Pochi, infatti, ragionano sul fatto che l’Isis è il gruppo terroristico più ricco al mondo, così come pochi si soffermano su quei soldi fatti recapitare alla famiglia degli attentatori, ovvero quelli che, al di là del pretesto religioso, sono la chiave di tutto.

Per avere una controprova, basta leggere le interviste ai loro militanti, che di religione dimostrano di saperne ben poco, così come basta osservare lo stile di vita di molti di loro per capire che con i precetti del Corano spesso non c’entrino nulla.

Soldi, dunque.

Magari recapitati alla famiglia per garantirle un futuro. Follow the money, per capirci qualcosa.

Ma da dove vengono le finanze dell’Isis? Su questo punto c’è poca informazione, qualche congettura, e come sempre molti luoghi comuni.

Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza, basandoci su fonti interne allo Stato Islamico analizzate dal centro per l’analisi del terrorismo e dalla task force governativa inglese.

Innanzitutto va detto che il modello economico dell’Isis è senza precedenti per un’organizzazione terroristica. Quindi scordatevi Al Qaeda, questa è un’altra storia.

Il suo modello è basato sul controllo territoriale che gli permette l’autofinanziamento e l’appropriazione di risorse.

È un dato di fatto che le azioni della coalizione internazionale non siano riuscite finora a ridurre drasticamente né le loro capacità di finanziarsi né quella di effettuare transazioni.

Grazie a un’economia diversificata, l’Isis è infatti riuscito ad adattarsi mantenendo un alto livello di entrate anche nel 2015: gli è bastato ridurre quelle da risorse naturali (dopo i bombardamenti alle raffinerie) e incrementare le estorsioni nei territori occupati.

Ecco perché non si fermerà e proverà sempre a conquistare nuovi territori e popolazioni: ne ha bisogno per vivere.

Per mettere in piedi questo modello economico, lo Stato islamico si avvale di una struttura finanziaria complessa con tanto di ufficio burocratico e direzione amministrativa che fanno capo a un Ministero delle Finanze, inserito in una sorta di gabinetto in cui ogni ministro è esperto nel proprio campo. Tutti sono sotto la diretta autorità di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader religioso e politico.

Il principale compito della struttura finanziaria è assicurare il pagamento delle tasse nei territori occupati.

Tra le risorse che generano più profitti ci sono petrolio, gas naturali, fosfati, cemento, agricoltura.

Grazie agli attacchi degli aerei russi e della coalizione internazionale, che prima hanno mirato alle raffinerie e poi alle strutture di estrazione, la produzione di petrolio è scesa notevolmente, come noto.

Va detto che la maggior parte del greggio non è contrabbandata direttamente dal gruppo ma da clan e tribù che usano metodi non convenzionali e spesso operano in territori confinanti con frontiere morbide come quelle del regime siriano ma anche di Turchia e Giordania.

Anche questo contrabbando però è diminuito parecchio in seguito a controlli più aspri ai confini e al calo dei prezzi internazionali del greggio.

La maggior parte dei guadagni dell’Isis, come già detto, non proviene più dalle risorse ma da quella che in gergo viene definita origine criminale, cioè estorsioni, che comprendono tasse, balzelli, confische e multe; rapimenti e riscatti; traffico di antichità; donazioni.

Queste hanno permesso di far guadagnare al gruppo circa 800 milioni di dollari nel 2015 contro i 360 milioni del 2014.
Le tasse sono in genere applicate al reddito dei cittadini nei territori occupati, redditi che ammontano a circa 1 miliardo di dollari e che hanno permesso un rientro – grazie a un prelievo che va dal 10% al 50%, – di circa 300 milioni soltanto nel 2015.

Ma le tasse vengono applicate anche ai transiti di veicoli commerciali nei territori: da 400 a 600 dollari a camion, che permettono di generare più di 250 milioni di dollari.

Ci sono poi quelle sull’agricoltura, sulle attività economiche e, infine, la cosiddetta “tassa di protezione”(jizia)  applicata alle minoranze religiose.

Completano l’origine criminale i canoni applicati ad acqua ed elettricità, la vendita di beni archeologici (l’Isis controlla 2.500 siti in Iraq e 4.500 in Siria), le confische, e le multe per chi non segue alla lettera la sharia (da 100 a 500 dollari); e molto altro ancora.

Grazie a questa evoluzione ed “industrializzazione-ramificazione” del core business del terrorismo islamico, una delle sue ultime e più moderne evoluzioni di attacco è rivolta al Cyber Space, il quale ad oggi nel sistema economico italiano è l’anello debole ed ove vi è la massima infiltrazione per colpire l’economia dell’occidente, questo il vero scopo finale mascherato dall’odio religioso, ecco perché è necessario porre attenzione alle cellule di seconda generazione ed alla migrazione verso il nostro Stato e l’Europa, ad oggi fuori controllo essendo oggetto di business di singoli gruppi di potere, ma questo business sarà un boomerang per il vecchio continente e soprattutto per l’Italia, perché il framework nazionale in tema di protezione del sistema Italia, grazie all’insufficienza di strumenti metodologici e protocolli operativi atti a rendere efficace la risposta coordinata tra pubblico e privato, risulta ancora inefficace.

Tale deficit è aggravato dalla mancata contestualizzazione ad hoc per le piccole medie imprese e per le grandi imprese, soprattutto per quelle di rilevanza strategica nazionale.

Quindi si desume che i vari framework, settore per settore, seppur aggiornati, non siano ancora in linea con le reali minacce provenienti dal mondo cibernetico, essendo ancora fin troppo vulnerabili le singole frontiere ad attacchi terroristici, i quali nella nuova strategia della macchina del terrore, tendono ad attaccare il sistema produttivo/economico/istituzionale proprio per il tramite del cyber space.

In conclusione è necessario approfondire le analisi ed adottare le giuste contromisure al fine di contribuire alla sicurezza nazionale e protezione del sistema Italia e non solo.

Questo stato di cose risulta essere un insieme di mancate azioni nonché scellerate sottovalutazioni del fenomeno, che rischiano di portare il vecchio continente e non solo alla terza guerra mondiale, per cui è auspicabile rivedere in primo luogo le politiche d’immigrazione, di prevenzione atti di terrorismo, d’intelligence e sicurezza nazionale, sorveglianza del cyber space, coinvolgendo nei piani integrati i singoli territori, punto cardine da dove ripartire per la sicurezza nazionale, del sistema economico e territoriale, secondo il piano di sicurezza internazionale Homeland Security.

PU:

Safety and Security Magazine

EP

Security Expert, Terrorism Expert and Intelligence Analyst

Sbarchi Fantasma e Sicurezza Nazionale

Terrorismo, Sbarchi Clandestini, Criminalità.

Continuano senza sosta e favoriti dalle condizioni meteo i sbarchi fantasma, che sommati alle deportazioni gestite dalle ONG, configurano l’aumento di infiltrazioni terroristiche e criminali.

La cosa inquietante è la totale inazione delle forze dell’ordine e militari: a decine si sono potuti incamminare fino al paese.

Potevano essere armati, poteva essere un attacco terroristico e nessuno lo ha prevenuto, la sicurezza nazionale è a rischio, questo dimostra la vulnerabilità del sistema di sicurezza pubblica, nonché l’assenza di adeguati protocolli di sicurezza territoriale, minata in primis dal sottorganico delle FF.OO., basti pensare alla sola Polizia di Stato in carenza di 30 mila unità, con graduatorie da scorrere, come i 780 e 1148.

Seppur sono molti meno che in passato anche gli sbarchi fantasma, è comunque un fenomeno preoccupante.

Sulle coste dell’Agrigentino l’ultimo attacco, ieri l’altro di pomeriggio, nei pressi della spiaggia di Punta Bianca, sotto gli occhi dei bagnanti, cinquanta clandestini hanno toccato terra.

Sul posto si sono precipitate le forze dell’ordine, nonostante le croniche difficoltà anzidette.

Molti dei clandestini, però, si sono nascosti nelle campagne della zona.

Come truppe di invasione.

L’imbarcazione, che non può avere affrontato la traversata del canale di Sicilia, ma sarà stata sicuramente rimorchiata da una barca madre, il solito peschereccio tunisino, fino a poche miglia dalla costa, non aveva nessun numero di riconoscimento, non conteneva reti da pesca ed era stata verniciata da poco: un perfetto mezzo da sbarco da abbandonare in spiaggia, arrivato senza che nessuno lo intercettasse.

In tutto sono stati nove i clandestini rintracciati dalla polizia, gli ultimi due ieri sera, dopo la segnalazione di un passante, alla Valle dei Templi di Agrigento.

Gli agenti li hanno fermati dopo che erano riusciti a intrufolarsi nei terreni del Parco archeologico, dove probabilmente avevano trascorso la notte dopo avere percorso una decina di chilometri a piedi, e hanno fatto scattare le procedure di identificazione.

Essendo tunisini verranno rimpatriati.

Il problema serio è che sbarcano senza controlli: terroristi, assassini, spacciatori.

Chi può saperlo?

Di sicuro delinquenti.

E’ ridicolo non riuscire ad imporre alla Tunisia un blocco navale.

EP-SEC/GC/2019

Fonte:

www.sicurezza-nazionale.com

Cyber Security & Cyber Risk

Da Stuxnet ad APT

La Politica di conquista “economica” del brand ISIS group non si arresta e via via continua ad affinare le sue conoscenze nel cyber space, proprio per questo pericolo il protocollo cyber security grazie agli strumenti dei metadati e non solo, può migliorare ed essere determinante nelle attività d’intelligence e security.

Il cyber terrorismo è qualsiasi ” attacco premeditato e motivato politicamente, contro informazioni, sistemi informatici, software e dati, che potrebbe produrre violenza contro obiettivi non militari da parte di gruppi non statali (subnazionali), da agenti clandestini” , i quali obiettivi vanno da installazioni militari, centrali elettriche e nucleari, sistemi di controllo aereo, dighe, ecc; come definito dal Federal Bureau Investigation.

Da contro altare negativo, è sempre più evidente che l’offerta tecnologica delle tante aziende d’intelligence all’apparato istituzionale, giudiziario ed investigativo dello Stato, sia di sovente antieconomico e non praticabile, per via del disordinato ricorso a scelte di ausiliari, di consulenze e di tecnologie a noleggio, con spese di giustizia e sicurezza esageratamente esponenziali ed incompatibili secondo un ottica di costo/beneficio.

Purtroppo ciò genera “disordine” investigativo che grazie a banali errori di valutazione in fase di input, crea inquinamenti della crime scene con il rischio di flop giudiziari ed investigativi.

In conclusione grazie a queste difficoltà ancora persistenti, si vanifica la sicurezza del sistema, considerando che la macchina del terrore continua a prefezionarsi, anche grazie alle innumerevoli risorse economiche natie anche da traffici di stupefacenti e rifiuti pericolosi, beneficiando del core business della criminalità organizzata, il tutto purtroppo pone a rischio il sistema economico e non solo.

Auspichiamo una veloce inversione di tendenza istituzionale, perchè è opinione dell’insistenza di una sottostimatura del fenomeno di perfezionamento e evoluzione della macchina del terrore.

EP

Security Expert & Intelligence Analyst I.R.


Cyber Risk

Carabiniere Ucciso, non invertiamo i ruoli.

LA VITTIMA SI CHIAMA MARIO ED È UN CARABINIERE UCCISO CON 11 COLTELLATE, SIATE MENO IPOCRITI.

AVETE FATTO BENE A PUNIRE CHI HA SCATTATO LA FOTO E L’HA DIVULGATA PERCHÉ HA VIOLATO NORME BASILARI DI RISERVATEZZA INVESTIGATIVA, MA USATE GLI ATTRIBUTI OGNI TANTO, NEI PROTOCOLLI OPERATIVI ESISTONO MISURE DI CONTENIMENTO VOLTE A GARANTIRE L’INCOLUMITÀ DI UN SOGGETTO TRATTO IN ARRESTO, QUANDO COSTUI È SOTTO EFFETTO DI SOSTANZE STUPEFACENTI, IN QUANTO PARTICOLARI AMBIENTI, LUCI, ECC, SONO IN GRADO DI STIMOLARE REAZIONI AVVERSE E PERICOLOSE, COME AGGRESSIVITÀ O AUTOLESIONISMO, QUINDI NON È TORTURA, NEL SENSO STRETTO DEL TERMINE.

BASTA CRIMINALIZZARE LE FF.OO., UN COMANDANTE, IL GOVERNO, LO STATO, DOVREBBERO PROTEGGERE I LORO UOMINI E NON METTERLI ALLA GOGNA.

Non invertiamo i ruoli, la vittima è MARIO.

IN AMERICA :

Si chiama sedia di contenimento e nelle stazioni di Polizia degli Stati Uniti viene utilizzata per i soggetti più violenti o per chi è sotto effetto di stupefacenti e alcolici, quindi difficile da poter controllare!!!

Nessuno in America si scandalizza che venga utilizzata!!!!

Chiarooooo!!!

Carabiniere Ucciso e Quesiti!

“Carabiniere ucciso a Roma, confessa il killer: è uno dei due giovani americani fermati, quello a sinistra nella foto.
Sono arrivati in caserma intorno a mezzogiorno e mezzo. Prelevati dalla stanza del loro albergo a quattro stelle da più di 200 euro a notte a pochi passi dalla Corte di Cassazione, nel pieno centro di Roma. Due ventenni americani, in vacanza in Italia. I carabinieri sapevano che i due erano coinvolti in qualche modo nella morte del loro collega, il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ma non sapevano ancora come. Pensavano che i due ragazzi fossero finiti in un brutto giro di droga e che, in qualche modo, avessero trascinato in un pasticcio i militari. Li credevano vittime di questa brutta storia. Invece ieri sera, intorno alle dieci, uno dei due ha confessato: è stato lui ad accoltellare a morte il militare. Volevano cocaina, si sono ritrovati con un po’ di aspirina tritata. Hanno deciso di vendicarsi rubando la borsa allo spacciatore. Poi hanno perso la testa. E, alla fine, hanno ucciso un carabiniere.
Per tutto il giorno si sono susseguite piste, teorie, versioni diverse e poco chiare. Anche dall’Arma arrivavano ricostruzioni ufficiali che lasciavano troppi dubbi e pochissime certezze. Solo a sera ormai inoltrata, quando uno dei due americani, quello con i capelli tinti di biondo, ha confessato di essere l’autore dell’omicidio, si è chiarito cosa fosse successo.
Trastevere, giovedì sera. I due stranieri, nella Capitale per turismo (non si sa se soli o in gruppo) comprano della droga. Poco dopo si rendono conto che non è cocaina, ma aspirina tritata. Tornano indietro per cercare il pusher e iniziano a discutere. Sono furiosi, pretendono la “roba” che hanno pagato. Lo spacciatore fa il vago, non cede. E loro, per vendicarsi, gli rubano il borsello. Dentro ci sono soldi, probabilmente altre sostanze da vendere, sicuramente il telefonino.
Il pusher chiama il suo cellulare e i due rispondono: “So chi siete, se non mi restituite le mie cose vi vengo a cercare e vi ammazzo”. I turisti insistono: vogliono la cocaina. E si accordano per uno scambio, sotto al loro albergo, a pochi metri da piazza Cavour. Droga buona in cambio della borsa. Il pusher a quel punto contatta i carabinieri. Chiama il 112 ma omette la parte della droga, si presenta come un uomo derubato, racconta dell’accordo. Dice che i rapinatori vogliono 100 euro in cambio dei suoi effetti personali.
Tutto si svolge rapidamente. Non si sa chi decide, se i militari o un superiore. Sta di fatto che, invece del pusher, all’appuntamento vanno i due militari in borghese. Gli americani, nel frattempo, sapendo di avere a che fare con uno spacciatore, si sono procurati un coltello. Arriva l’ora dell’incontro, più o meno le tre di notte. I carabinieri si qualificano subito e chiedono i documenti ai due ragazzi.
Tanto basta (forse insieme ad alcol e droga) a far perdere loro la testa. Si avventano sulle forze dell’ordine. Uno tira fuori il coltello e, velocissimo, infilza Mario Cerciello Rega. Otto volte. Con violenza. Il vicebrigadiere inizia a urlare e cade a terra in una pozza di sangue. La sua agonia dura pochi minuti.
“Quando ho sentito Mario urlare, ho lasciato quell’uomo e ho provato a salvarlo”, ha detto Andrea Varriale. Ha dato l’allarme via radio, per soccorrere il collega ferito: “Perdeva moltissimo sangue”. Resta da chiarire per quale motivo i due militari siano andati soli, senza il sostegno di altri colleghi.
Varriale, immediatamente sentito dai colleghi del nucleo investigativo, ha parlato fin dal primo momento di due ragazzi giovani. Uno con le meches e l’altro con un vistoso tatuaggio sul braccio. E i due americani hanno esattamente queste caratteristiche. A incastrarli sono state le telecamere di videosorveglianza della zona, messa a ferro e fuoco dai militari che hanno pure chiuso la strada per qualche ora.
Gli investigatori li hanno trovati nella loro stanza, al primo piano dell’hotel Le Meridien. Varriale, poi, non ha esitato un attimo. Appena li ha visti li ha riconosciuti. Quando i pm sono arrivati in caserma, i carabinieri del nucleo investigativo erano ormai certi che si trattasse di loro. Dopo nemmeno un’ora di interrogatorio, il biondo ha confessato. È stato lui.”
Rep.

Contestualmente però è necessario porsi un quesito, il soggetto (pusher) che ha tirato in inganno i militari, oltre a concorrere nei reati addebitati al reo confesso, come ha potuto diffondere le schede segnaletiche dei magrebini, inizialmente indicati come gli autori responsabili dell’aggressione e ferimento mortale del militare, sapendo come avviene l’identificazione a mezzo di presa visione tra i fotosegnalamenti in archivio?

Come è doveroso chiedere che siano cambiate le regole d’ingaggio per tutti gli operatori del comparto sicurezza, auspichiamo un intervento urgente del legislatore.

La morte del Carabiniere è sempre più assurda nella sua tragicità.

Comandante ALFA – GIS CARABINIERI

Non riesco a dormire, quel sangue mi raffredda il cuore di sofferenza e rabbia. Non trattengo l’adrenalina , quasi non mi riconosco. 40 anni nel G.I.S 45 al servizio dell’Arma che ho contribuito ad onorare, pare quasi non siano serviti a chiudere gli occhi sulle troppe ingiustizie. Caro Mario, non posso chiudere le palpebre perché rivedo il tuo sorriso, spento improvvisamente da chi a te si è avvicinato per uccidere, non era difesa, No, non ha buttato il coltello dopo la prima ferita che ti ha inferto. No, ha continuato finché dopo 8 (ottoooo) fendenti non ti vedeva soccombere sotto la sua spietata sete di morte . Non è più tollerabile tutta questa carneficina. Al Generale dell’Arma dei Carabinieri rivolgo l’appello più accorato, affinché, come massimo rappresentante di tutti i fedeli servitori dello Stato ma soprattutto del popolo italiano, faccia sentire la sua voce nelle sedi politiche e ministeriali di riferimento, per far sì che chi lavora rischiando per l’altrui incolumità sia messo in condizioni di per difendere e di potersi difendere. Siano cambiate le regole d’ingaggio degli operatori di tutte le Forze di Polizia! Ora basta, non si è più carne da macello, non si è più in un contesto dove chi indossa la divisa viene deriso e vilipeso da coloro che la legalità la infrangono più volte al giorno . Non è questione di colore di pelle, né di nazionalità, colore politico o religioso. La delinquenza ha tutta lo stesso colore e odore… quello della morte!! L’Arma è stata ferita al cuore, tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine lo sono. La politica la smetta di usarci come palloni ad una partita di calcio, di calci non ne possiamo più. Ora i calci vorremmo restituirli, poterli ridare indietro a coloro che offendono anche con parole denigratorie nei nostri confronti. Ai ministri dell’interno e della difesa chiedo: “accelerate le leggi opportune”, “una persona può difendere la propria casa e noi che lo facciamo per mestiere e per amore non possiamo? L’Italia è la nostra casa, il suo popolo è la nostra famiglia, vogliamo avere tutti i mezzi per difenderla, provvedete velocemente. Questo paese è allo sbando dal punto di vista della certezza della pena”! Non esiste al mondo un paese più bello e fiero del nostro, ma nemmeno più deriso e quasi vilipeso. Non lo meritiamo. Vogliamo continuare a credere in quello che facciamo senza essere derisi da chi il giorno o dopo è già libero e ci denigra. Non vogliamo sempre essere accusati e violentati nell’animo per aver fatto il nostro dovere. Come fedele servitore dello Stato, ho vergogna e non posso starmene seduto ad aspettare che qualcosa si muova senza che io faccia nulla, e mi domando:”ma tutti i telefonini che riprendono le rare volte in cui siamo costretti ad usare la forza tacciandoci per criminali dov’erano quella triste notte in cui Mario ed il suo collega venivano aggrediti”? Non raccontiamoci la storia che era notte e buio , non la beve più nessuno”!
A Saviano rispondo “Vergognati”!
Ho dato mandato alla casa editrice di rimuovere la fascetta con la sua prefazione dai miei libri (peraltro la sua prefazione non è stata una mia scelta)!
Ed infine un ultimo pensiero a Mario ed alla sua famiglia. Quante volte ho provato il vostro dolore, troppe,ma ogni volta e’ diverso e la ferita più profonda. Che Dio ti accolga caro Mario tra le sue braccia, la tua misericordia nei confronti del prossimo era i finita da quello che apprendo. Ora tocca a te prendere la tua parte. Da lassù veglia e prega per la tua giovane sposa , per la tua famiglia di sangue e per quella di cuore che tutti ci accomuna….l’ Arma !
“Che la terra ti sia lieve!
Comandante Alfa!

Roma-Omicidio Carabiniere

In merito all’omicidio del Milite in data 26 us, e’ utile evidenziare che seppur dalle prime note gli autori del delitto fossero stati individuati come di origine arabo/magrebina mentre da alcune fonti riferiscono che verosimilmente potrebbero essere due cittadini statunitensi, gli autori materiali del ferimento e poi decesso del Milite, tutto a seguito di una vendita finita male di sostanze stupefacenti, è necessario rimarcare che a prescindere dalla nazionalità dei soggetti concorrenti in associazione a delinquere per i reati ascrivibili, Crimini di questa natura non possono trovare che la nostra ferma condanna, chiunque abbia commesso i fatti.

Ora, seppur quanto anzidetto, è utile specificare anche la perdurante necessità di controllo del territorio, quindi di risorse umane, perché senza controllo del territorio, non si possono dissuadere e prevenire atti contra legem, perché la prevenzione è il primo baluardo di un sistema di sicurezza pubblica e privata, per questo è necessario investire immediatamente nel reclutamento di risorse umane nelle FF.OO. carenti almeno di 55 mila unità, iniziando magari dal 780 Polizia di Stato, per poi addivenire alla riforma della Sicurezza Complementare e Sussidiaria ormai non più rinviabile in un sistema moderno e prodomico di sicurezza integrata, pubblica e privata, affinché concorrano entrambi alla sicurezza nazionale; per tal motivo ci appelliamo al Presidente del Consiglio Giuseppe CONTE, affinché rifletta ed indirizzi l’attività di governo in questa direzione, a nostro avviso unica.

EP – Sicurezza Nazionale@

Carabiniere Ucciso a Roma

Questa notte, un equipaggio del nucleo radiomobile dell’Arma dei Carabinieri è intervenuto su un evento di rapina di una borsa, intercettati i due aggressori di origine magrebina, tra i militari e i rapinatori nasceva una violenta colluttazione dai magrebini promossa per guadagnarsi la fuga, durante la quale uno dei magrebini estraeva un coltello e colpiva uno dei militari sotto l’ascella, il quale poco dopo moriva in ospedale all’età di anni 35. Il nostro cordoglio va alla famiglia ed alla Benemerita, chiedendo ancora una volta al Governo una più stringente attività di espulsione di clandestini, immigrati irregolari, delinquenti di altra nazionalità, anche insieme ad uno straordinario piano di assunzione di risorse umane nelle FF.OO. per sopperire alle carenze croniche, basti pensare alla Polizia di Stato che è a meno 30mila uomini, con graduatorie bloccate come quella del 780, ecc…!

EP-Sicurezza Nazionale

Un vice brigadiere dei Carabinieri è deceduto, in servizio, questa notte, a Roma dopo essere stato accoltellato da un individuo, probabilmente un cittadino africano nel corso di un servizio per assicurare alla giustizia gli autori di un reato. Il sovrintendente, con altri colleghi che stavano svolgendo le indagini, si era appostato per fermare due persone ritenute responsabili di un furto e conseguente tentativo di estorsione, quando una delle due ha estratto un coltello e ha ferito più volte il vicebrigadiere dei Carabinieri mortalmente. Inutili i soccorsi presso l’ospedale S. Spirito dove il militare è poi deceduto. 

LEGIONE CARABINIERI LAZIO

Comando Provinciale di Roma